Margaret River

=== ITALIANO === (English see later)

Eccoci arrivati finalmente a Margaret River, dopo tanta attesa. Questa bellissima cittadina nasce lungo il fiume che le da il nome, a circa metà strada tra Cape Naturaliste e Cape Leeuwin che sono i due punti che delimitano a nord e a sud il lembo di terra sud orientale del WA che sporge sull’oceano. Ci si avvicina a Margaret River e a tutta la sua regione con una specie di climax spazio temporale: ci si sente trasportati sempre più indietro nel tempo, e il panorama che si attraversa man mano si percorre la strada che da Perth porta a Busselton e ad Augusta cambia ogni quarto d’ora. La città lascia il passo alla campagna piatta e uniforme, per poi cominciare ad ondulare e cambiare gradualmente colore; gli alberi ad alto fusto e dalla chioma ampia e verde scuro prendono il possesso del territorio, scalzando il tipico bush di prepotenza. Ma l’esplosione di colori che colpisce i nostri occhi quando ormai siamo giunti a destinazione è da antologia: il cielo è azzurro chiarissimo, il sole del medio pomeriggio manda i suoi raggi tra le foglie che si muovono nel vento, creando una musica che si può percepire solo tramite gli occhi che sono rapiti dai riflessi di verde che si vedono ovunque, con centinaia di tonalità. È davvero indescrivibile il primo impatto che abbiamo con questa terra fertile e rigogliosa; mi sembra di essere in uno dei paradisi creati da John Steinbeck nel descrivere la sua amata California, i pascoli del cielo. Sembra che ogni appezzamento di terreno sia occupato da pascoli, vigneti e boschi, il tutto con una geometria aggraziata che mi fa chiedere come è possibile colonizzare con una tale arte. Per la prima volta durante il nostro grand tour ritroviamo un animale che richiama l’Europa, la mucca da latte, quella bianca e nera. Abbiamo già detto come l’outback australiano è popolato principalmente da mucche, ma queste sono davvero diverse; non potrebbero resistere nel bush desertico che abbiamo trovato per gran parte del nostro viaggio.

Per rendere più piacevole e naturale la nostra visita a Margaret River abbiamo deciso di campeggiare nel parco nazionale che si estende per un centinaio di km circa lungo la costa, il Leeuwin-Naturaliste National Park. E, non so se perchè siamo ormai esperti nello sciegliere i campeggi migliori, l’area che abbiamo scelto è davvero bellissima, oserei dire il migliore campeggio in un parco nazionale trovato fino ad ora (per la cronaca, o per chi si volesse recare personalmente, il nome è Conto’s campground). Tutte le aree sono ricavate nella foresta, separate le une dalle altre, con spazio per la tenda, tavolo in legno e posto per il barbecue/falò privato con panchine incluse. Anche se non si vede in giro nessuno (a meno che si cerca), uno si sente benvenuto! E pure due canguri che brucano l’erba in tutta tranquillità, non curanti di tutto quello che gli succede intorno. Piazziamo la nostra tenda e prepariamo la cena, ma una brutta sorpresa arriva a rovinare l’idillio; il maltempo. L’abbiamo schivato per due mesi, a parte un acquazzone in Darwin e uno in Perth, l’abbiamo a lungo sospirato lungo le torride giornate passate nel Northern Territory, ne abbiamo quasi riso lungo la traversata della costa del WA da nord a sud, ora è arrivato! E dopo 10 minuti mi ha già messo di malumore. Siamo rimasti nella regione di Margaret River per 5 giorni; bene, sono stati 5 giorni molto piovosi, e quando si sta in tenda non è molto pratico ne confortevole. Ma pazienza, ci dobbiamo convivere; e lasciatemi spendere una parola di elogio per la nostra tenda (l’ho già fatto in altri post? Forse…): cinque giorni di acqua, a volte anche battente, e niente che nella tenda si sia bagnato o inumidito. Fantastico, non ci speravo.

La nostra vacanza a Margaret River comincia con una puntata al centro visitatori, dove raccogliamo informazioni necessarie a muoversi e a trarre il massimo dal nostro soggiorno, facendo esperienza di tutto quello che una città famosa per la sua accoglienza e offerta turistica ha da offrire. Un must è senz’altro un wine tour, un giro per i vigneti e le cantine della zona, per assaggiare dei vini che sono famosi nel mondo. Mi si conceda una piccola parentesi; io non sono mai stato un gran bevitore. Direi per nulla, anzi. Da pochi anni a questa parte ho cominciato ad apprezzare dei buoni vini, primo in assoluto un ValPolicella regalatomi da mio padre. Mi ricordo ancora la prima volta che ho provato un Margaret River; sono rimasto. Da allora ho questa idea fissa che questa regione produce i miglliori vini del pianeta; cosa che ovviamente non è vera in assoluto, ma quando sei convinto di una cosa… come fai a passare oltre?! Quindi, mi aspettavo parecchio da questo wine tour. Ne abbiamo scelto uno che è durato tutto il giorno: visita a 5 vigne/cantine, una fattoria dove si producono olive per la produzione di olio e prodotti per la pulizia personale, e come gran finale la fabbrica di cioccolato.

Ora, uno cosa si aspetta da un wine tour? Vai in una (o un numero predefinito) cantina dove ti fanno provare due o tre dei loro vini migliori o più caratteristici della loro produzione. L’idea di girarne cinque mi dava i balordoni già la mattina dopo la colazione. Quando arriviamo alla prima cantina ci viene presentato una lista di vini; io penso, dovremo scegliere due o tre che vogliamo provare… Sbagliato. Li provi tutti, e credetemi, sono tanti. Si comincia con 5 bianchi (Semillon, Chardonnay, Savignon Blanc in tutte le combinazioni posssibili), passando per un rosè, per finire poi con una selezione di cinque rossi (Shiraz, Cabernet Savignon, Cabernet Savignon Merlot, hanno pure il Nebbiolo). Il tutto a stomaco vuoto! Fortuna che questi sono seri, e il banco ha anche due cestelli per vuotare il bicchiere nel caso un particolare gusto non piaccia. Diciamo che noi abbiamo fatto uso intensivo dei cestelli (con nostro grande rammarico) per evitare di tornare il campeggio a quattro zampe, o in groppa ad un’alpaca, o peggio passare la notte in cella (il tour ha organizzato il bus, ma noi avevamo ancora da guidare una ventina di km alla fine della giornata per raggiungere la nostra tenda). Dopo la prima cantina abbiamo cominciato a rammaricarci di non aver selezionato un tour di mezza giornata, con solo 2 o 3 cantine; ci siamo guardati e ci siamo chiesti: ma saranno tutte così? Ebbene, si! Sono state tutte cosi. Alla fine della giornata non ce la facevo più a sentire gli aromi, come li chiamano gli amanti del vino. E poi una chicca: finita la visita all’ultima cantina l’autista del bus ha fatto una piccola estrazione, una specie di lotteria, tra noi partecipanti al tour. Io ho pescato il biglietto vincente, e il premio è stata una bottiglia di Margaret River, un bianco di cui però non conosco l’origine pperchè hanno coperto l’etichetta con il logo del tour. Peccato non era un rosso, magari un buon Shiraz. Per quanto riguarda i prodotti olivari sono rimasto impressionato dalla bontà di un pesto alla nocciola macademia che proverò sicuramente a copiare. E poi il cioccolato; io particolarmente non mi sono tirato indietro davanti alla bacinelle piene di piccole piastirne di cioccolato bianco, al latte e fondente, facendo la fila per almeno tre volte riempiendomi le mani senza parsimonia. Inutile dire che in quel giorno, di cena non se ne è parlato.

Un’altra esperienza indimenticabile che abbiamo fatto in quel di Margaret River è stata nella Giants Cave, la grotta dei giganti. Questa regione è particolarmente ricca in grotte, alcune gestite direttamente dal Paese di Margaret River, e altre gestite a livello nazionale dall’ente che si prende cura dei parchi. Grazie al turismo gastronomico (ma non solo) quelle gestite da Margaret sono le più pubblicizzate e ammirate, hanno percorsi in passerella in grotte illuminate a giorno che ti permettono di ammirare tutte le formazioni che si possono contare. Le altre invece, che di risorse ne hanno meno, non sono illuminate per niente e, cosa più importante, sono self-guided cioè ci si entra da soli in una esperienza di grotta molto singolare; ti danno elmetto e torcia ellettrica, ti dicono più o meno dove andare, e poi scendi sotto terra da solo. Spettacolo! Ovvio che decidiamo per il secondo tipo, anche perchè di grotte ne abbiamo viste già tante anche in Europa, specialmente in Francia. La grotta dei giganti non è particolarmente apprezzata per le stalattiti/stalagmiti che ha al suo interno, ma per la sua lunghezza, dimensione e profondità. Il punto più profondo segna 86 metri sotto il suolo; mitico, da far star male chi soffre di claustrofobia. È stata un’esperienza magnifica, ci siamo sentiti parte della compagnia dell’anello all’entrata delle miniere di Moria; ci mancava solo l’indovinello ‘’Dite amici, ed entrate’’ sulle scale che ti portano nella prima sezione. A circa metà percorso si è interamente nel buio totale; abbiamo provato a rimanere immobili, con la torcia spenta e sillenziosi per sperimentare cosa può vuol dire scoprire questi posti per la prima volta. Ci siamo immaginati l’immensa emozione che devono aver provato le persone che hanno scoperto gli straordinari dipinti all’interno della grotta dei sogni dimenticati in Francia, di cui abbiamo visto il film documentario poco tempo fa. Non so descrivere cosa si prova a star sotto terra al buio così a lungo (noi ci siamo stati due ore), ma è senz’altro qualcosa di diverso dallo stare in vetta ad una montagna, o in mezzo ad una foresta. Ci si sente compressi, piccoli e paurosi di lasciare la minima impronta in tale grandezza; vuoi rimanere silenzioso, e non lasciare alcun segno del tuo passaggio… forse per la paura di rimanerci davvero lì dentro! Nel mezzo del percorso ci si trova a dover salire delle scale verticali, passando nel mezzo di un vero e proprio tunnel scavato nella roccia dall’erosione, in cui siamo passati al pelo (data la mia stazza ho dovuto fare un pò do manovre delicate con la schiena e le gambe). Nel punto più basso, ci si trova in una ampia camera semicircolare dal fondo sabbioso; questo è il letto del fiume sotterraneo che ha scavato la grotta, camminando sul quale si ha l’impressione che ogni passo sia innaturale, si vuole star fermi e scappare via allo stesso tempo. Verso la fine invece bisogna attraversare un tratto in discesa calandosi con una corda. Ci siamo sentiti in tutto e per tutto speleologi, abbiamo preso consapevolezza e conoscenza dello spazio intorno in un modo completamente diverso da qualsiasi altra grotta classicamente illuminata e provvista di passerelle. Oserei dire in un modo completamente diverso da ogni altro spazio che abbiamo visto ad oggi. È bello anche fare esperienza della grotta senza nessuna guida o visita guidata che ti forza a tenere il passo; tanta era la bellezza di una tale esperienza, che volevamo essere davvero soli, fermandoci e lasciando passare le persone che entrate dopo di noi volevano uscirne prima e a passo sostenuto. Forse non è l’esperienza che uno si aspetta da Margaret River, ma a me è piaciuta tantissimo e la ritengo uno degli highlights del nostro viaggio.

Un altro spazio singolare in questa regione è sicuramente la Boranup Forest, la prima foresta di KARRI Tree che incontriamo nel nostro cammino, di cui avremo modo di parlare in modo esteso nel prossimo post che dedicheremo alla nostra visita alle grandi foreste del sud ovest del WA. Abbiamo attraversato la foresta sulla Boranup Drive, una strada sterrata he in circa 15km attraversa i punti più densi di questa foresta, i cui alberi sono alti e maestosi, con un tronco che si staglia verticale fino a raggiungere forse i 50 metri di altezza (non il record per il KARRI tree, che nei suoli e nelle regioni ideali può raggiungere i 90 metri). Fermandoci a scattare un po’ di foto, abbiamo potuto sentire il suono della foresta; una miriade di diversi richiami di uccelli di specie diverse, tra cui le risate isteriche e attaccabrighe dei bellissimi kookaburra, e le foglie di questi maestosi alberi che fischiano nel vento. Bello, sicuramente un concerto tanto atteso dopo i km di outback bush.

Il nostro ultimo giorno in questa terra dai mille sapori, suoni, profumi e colori è coinciso con un evento per cui l’Australia intera si ferma: la Melbourne cup, una corsa ippica che fa impazzire tutti per il motivo che ancora ho da scoprire. Comunque la cosa è seria, e praticamente ogni persona scommette qualcosa e noi, da buoni (ma molto cauti) giocatori, ci siamo lasciati trasportare dalla corrente del momento. Ho puntato 10 dollari con una serie di cinque scommesse; incredibile, ho vinto 14.80 dollari perchè ho puntato sul cavallo vincente giocandolo come piazzato (qualificato nei primi tre). Katie ha quasi vinto 7500 dollari puntando su tre cavalli nei primi tre posti; due sono arrivati, ma il terzo non l’ha preso. Inutile descivere il nostro grande rammmarico! Appena usciti dalla taverna in cui abbiammo visto la gara in diretta siamo andati a spenderci la vincita: due ciambelle dal fornaio… sono soddisfazioni! Passati l’ebrezza per la ricca vincita e il rammarico per l’eventuale jackpot siamo migrati un po’ a nord di Margaret River per perderci nei corridoi del Yallingup Maze, un labirinto che cambia ogni giorno interamente costruito in legno. È stato davvero divertente, anche perchè l’abbiamo preso con competizione, una gara a chi per primo riusciva a trovare la via d’uscita. Ci sono quattro torri numerate da raggiungere in sequenza. Abbiamo pareggiato due a due, risultato scongiurato da entrambe.

Poche parole per chiudere. Questa regione dell’Australia mi ha dato l’idea di una regione dall’infinita fertilità, in cui potresti piantare un fagiolo che per te è magico e ricavarne oro a bauli. Davvero, producono di tutto, dal cioccolato alla lana, passando per il vino, il caffè, le olive, i biscotti, il sapone… e tutto di grande qualità. Ma cosa ci hanno messo nei fertilizzanti? Beh, forse non ne usano affatto, ma sfruttano lo spirito di una terra che ha il potere di sedurti e non lasciarti andare via. Ci aspettavamo molto da questa nostra tappa a Margaret River; bene, non siamo stati delusi affatto. Una, Dieci, cento, mille volte ancora!

=== ENGLISH ===

Our next stop after Perth was the Margaret River region in the southwest corner of Australia, with a short stop along the way to see some thrombolites (like the stromatolites that we’d seen in Shark Bay, but less ancient and a little prettier). We arrived in the late afternoon and were instantly taken by the rolling green hillsides full of milk cows and vineyards spread amongst beautiful thick forest. We headed to our campsite, Conto’s Campground in the Leeuwin-Naturaliste National Park, and found the most picturesque little campsite ever in “Hamelin’s Hollow” to set up our tent in, nestled amongst extremely green forest, full of white lilies! Two resident kangaroos were munching away on the grass growing on the next campsite along, and tiny blue wrens were hopping all over the place.  We both agreed that this was by far the most beautiful campsite of our trip so far.

Of course, it’s beautiful and green there for a reason, and the first evening we had our third rain event in the whole trip … and it continued to rain more often than not for the next five days that we were there! Since we hadn’t had to deal with much rain on our trip, and certainly not the kind that doesn’t stop much, it was a little bit hard. Also, we hadn’t stayed in a National Park for so long before (i.e. bush camping) … without a shower. So that was hard too! But after five days of camping in the rain, we can certainly say that I have one awesome tent – that thing must be like fifteen years old, and after five days of rain, still dry as a bone on the inside!

We did a mix of very different things while we were in the Margaret River region, kind of a taste of everything, which showed us how much it has to offer! For sure one of the most anticipated events, for us, was to go on a wine tour: this region is very famous for its wine (and Renzo is a particular fan 🙂 ). We were so keen, we made sure we chose the tour that goes to the most wineries, a full day tour that packed in a full 5 visits to wineries, as well as a gourmet lunch + beer tasting at a local microbrewery, a visit to an olive oil soap factory, finishing with the place all tours seem to congregate at the end of a wine-tasting day: the chocolate factory. This was my third wine-tasting tour ever, after doing one in California and one in Bordeaux, and from what I remembered from those you taste a few wines in each place, depending on what their specialty is. We were expecting something similar here. Instead, at the first winery, Juniper Estate, to which we arrived not that long after breakfast, hit us with a full menu, two-sided A4, of what looked like around 12 wines, and we were supposed to  taste them all! There were Semillon Sauvignon Blancs, Sauvignon Blanc Semillons, plain Semillons, Chardonnays, Rosé, Cabernet Sauvignons, Cabernet Merlot, Cabernet Sauvignon Merlot, Cabernet Franc, Shiraz, other combinations and grapes that I’ve forgotten now. Fortunately we were allowed to pass on some of them, or after a taste pour the wine into a wine bin, otherwise I’m not sure we would have even made it to the next winery (our guide, helpfully, drove our 12-seater bus up onto the lawn right by the cellar door itself to collect us, which surprised us all).  From there it was straight to the second winery, The Swooping Magpie, where thankfully, they also let us sample their homemade green olive cheddar cheese (delicious). Then it was time for lunch and beer-tasting … then I don’t quite remember whether the olive oil soap factory or the third winery, Cape Naturaliste Estate, came next :-). The fourth winery was a little exciting because they let us taste a little of the same red wine that had been served with one of the dinner courses at the wedding of Princess Mary of Denmark (they were very proud of that, pictures of Princess Mary were everywhere, and anyone who poured that wine down the wine bin got a disapproving look).  By the fifth winery, Knotting Hill, we were all well and truly wine-tasted out, and half of our tour group fled the wine to feed the fish in the winery’s lake instead. Then there was the chocolate factory, an enormous warehouse full of chocolate bars, with big bowls of white, milk and dark chocolate buttons at the entrance seeming to invite you to eat as much as you like. At least one person I know, whose name begins with an R, lined up three times for those :-).

That was an extreme day, and very different from any other we’ve had on our trip so far! In the other days we were there we went on to do a whole lot of other very different things in Margaret River too. For one thing, we visited the Fudge Factory in Margaret River itself. And another time we visited the cookie factory just outside of Margaret River :-). No, they were awesome too but one particularly awesome and different thing we did was to visit a place called Giant’s Cave. There are a lot of caves in Margaret River region, many of them run by the Visitor’s Centre I think. Then there’s two caves run by DEC (the national parks), but with a difference to any other cave I’ve ever been to or seen: you get to explore it by yourself! They equipped us with caving helmets and handheld torches and then we went by ourselves, descending via a collapsed cave, then taking a stairway into the darkness, so totally awesome! There was something so cool about exploring the cave yourself, discovering the features as you shine the torch at them yourself, going at your own pace, being alone once we reached the sandy bed of the old underground river 80 metres below ground and turning off the lights to experience true darkness. I was really able to understand how thrilling it must be the explorer of a cave. Your own torchlight really brings the cave to life, and I was really reminded of scenes from that documentary Cave of Forgotten Dreams when the lights flicker over the paintings on the walls. So magical! Giant’s Cave was not a cave known for its beautiful stalactites or stalacmites (though it did have some pretty cool columns, even cooler when you ‘discover’ them with your own torch): but it was an adventure cave. After we had descended to the river bed and walked along it for a while, to get out of the cave we had to climb up ladders, squeeze through tight spaces, descend down a steep slope with a rope, and climb more ladders up towards the light of day. The first thing I sensed of the exit was not the light however: it was a slight movement of the air. I felt like I was in a movie, trying to find the way out using all my wits and senses :-).

Another day we went to the Yallingup Maze … I am quite a fan of mazes and this was really the best I’ve ever been to! I think this was mainly because of the secret doors, which added a nice twist to trying to find your way through the maze … there were four towers to get to in the maze and we made it a competition. While Renzo was much better at finding his way through the maze, I was better at finding the secret doors, and we tied 2-2. It was pretty fun to be in the tower watching the other trying to find their way, for Renzo I think watching me go from dead end to dead end after another, for me knowing that Renzo was so close to the tower but didn’t know there was a secret door :-). Apparently they also switch the maze around now and then to mix things up a bit.

And then, completely different again, we went to the Boranup Forest, a bit south of our campsite where we entered for the first time in our trip into the magical world of the Karri tree forest. As Renzo said in his post, we’re going to write a lot more about these trees soon in the next post, at Boranup it was just the beginning. Not sure how tall the trees at Boranup were, maybe 50m, 60m tall? (Karri trees can grow up to 90m tall, not so far behind the Great Californian Redwoods). We drove along the Boranup Drive, a dirt road off the highway, through kilometre upon kilometre of these amazing trees. We had to stop often to put our necks out the window to see where these trees reached. If we try to take a photo of a whole tree with something (say me) beside it to show the perspective, it’s very hard to see the tiny dot at the bottom that is me! These beautiful trees, I had seen them once before when I was fifteen years old on a trip to Western Australia with my Mum and sisters and I couldn’t wait to see them again on this trip. They are giants!  

So, as you can see, we managed to do quite a few things in spite of the rain at Margaret River. The final thing that is worth mentioning was a special event that happened on Tuesday the 6th of November, the Melbourne Cup! That is a horse race that Australia goes crazy over. I was quite happy to go crazy over it this year since I have missed the race for the last five years that I have been away from Oz! We went to the local tavern – completely packed – to watch the race and place a few modest bets, for fun. I’ve never placed a bet on a horse race before and we needed some help to fill out the betting slips. Renzo and I did a few different little bets each, for a winner, a place-getter (anywhere in the top three), and a trifecta (that’s when you get the top three horses right: you choose whether you want to get them right in order or in any order). Renzo chose right with Green Moon for a place-getter – in fact Green Moon came first! Renzo won 15 dollars hooray! That was as far as we got, however. I was pretty close to getting my trifecta right: I got Green Moon and Jakkalberry (3rd), I was just missing one horse to win over 7 thousand dollars from a 1 dollar bet! What a shame … even the TAB man looked impressed when I showed him how close I came. Anyhow, we went straight from the tavern to the bakery to spend up big on jam donuts using Renzo’s winnings :-). Oh, and I forgot to mention that Renzo also won the raffle on our wine tour and won a bottle of Margaret River wine! Seems he is charmed!!

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