A beautiful nothing – un bel nulla

=== ENGLISH === (Italiano vedi sotto)

The Nullarbor ………. wow, what a dream it was for me to cross the Nullarbor! The biggest patch of nothing I can imagine, the longest road you can imagine, on which you just have to drive, drive, drive.  Crossing the Nullarbor was some kind of turning point for our trip: from here we were starting to look at the rest of the trip and realize it was soon going to be over. Instead of looking at three months, it was getting down to a matter of a few weeks now … almost a normal sized holiday! We really had a feeling of turning our noses towards home now.

We left for the Nullarbor after lunch in Esperance and made it about 100 km past Norseman before we broke to camp on the roadside. The next day we drove on the longest straight stretch of road in Australia, 150 odd kilometres. It definitely seemed straight, but then again most of the road across the Nullarbor seemed pretty straight, so I’m not sure I noticed much difference! The plains surrounding us were at first full of thick scrub, later on they turned into some low bushes with the occasional tree growing at an angle – leaning away from the direction of the wind coming from the ocean. Later on again we reached the true Null-arbor (no-trees), where there were really no trees.  Pretty cool! Towards the end of the long straight road we reached an interesting place on the map, the “Caiguna blowhole”, and discovered a hole in the ground out of which a cool wind was blowing. Natural air conditioning. Also totally cool!

The second night we camped again by the roadside and for the first time in the trip (perplexingly) found ourselves with all the ingredients to make damper: wood for a fire (and no rain), paper to light it with, no fire ban, flour, water (though that was limited), and … honey! We made the kind where you wind it on the end of a stick which makes it easier to cook it over the fire, and then when it’s cooked you take it off and fill the centre with honey. Then eat it. Yummmm. Renzo liked it very much too.

On the third day we drove… again. I don’t remember if it was after a long time or short time 🙂 but at some point we arrived in Eucla. At least I remember arriving there very well – we were listening to Renzo’s collection of Western movie soundtracks as we first saw the white sanddunes of Eucla appear through mirages in the distance and then ascended the Eucla pass to one of the most dramatic parts in the music! In Eucla we saw the memorial to Eyre and Wylie and said hello to the whale.

After Eucla you enter South Australia and the road changes completely, as it joins and follows along the coast most of the time. In addition there are a number of lookouts to stop at along the road, and the view of the cliffs is absolutely phenomenal. We’d been driving on this absolutely flat land, no trees, and the sight of the continent dropping off at its edge like that is incredible. The Great Australian “Bite” couldn’t be a more appropriate name for it, looks like someone sunk their teeth into it like into a chunk of cheese :-).

We stopped one more night along the road in an Aboriginal reserve where I tried to cook something with some of our left-over food (instant potato and flour). Not toooo bad. The next day we set off towards Ceduna. We were quite surprised to see farms appearing long before we expected, and much more land for sale as well. At Ceduna we ate a VERY good salad sandwich for lunch in the bakery on the main street there. We overnighted in a small town called Kimba, which has an enormous galah.

Maybe  I should apologise for so many photos of the road in this post, but that was so central to what it was like to cross the Nullarbor plain that I wanted to put them all in! Besides, they’re all different :-).  Looking back at it I’m still surprised how far we had to drive and how long it took us to cross the Nullarbor. It kind of didn’t exist in real time :-). Sometimes, leaving right after breakfast, it would feel like we’d been driving forever, and indeed it would already be lunch time, but then we’d look at the odometer and realize we’d only driven something like 100km since breakfast. How was that possible, when we were sure we had been driving for at least 3 hours in cruise control at 80 km/hr?! Apparently something strange happens with time on the Nullarbor plain.

=== ITALIANO ===

Si parte allora! Lasciamo Esperance nel primo pomeriggio di un giorno molto soleggiato; l’atmosfera è ottima per imbarcarci nella prossima tappa del nostro viaggio, l’attraversamento del Nullarbor Plain. Questo è una pianura sconfinata che si estende lungo il sud dell’Australia, una terra arida e inospitale (a meno di essere un animale selvatico, cammello o volpe che sia) coperta da cespugli bassi dai colori grigi bluastri che di per se hanno un qualcosa di profondo a vedersi. Il Nullarbor è la via che unisce Perth in Western Australia ad Adelaide in South Australia in modo più o meno diretto, anche se il vero tratto di Nullarbor è quello con nulla dentro, i 2000 km centrali. Noi ci imbarchiamo in questo tratto di strada all’altezza di Norseman, e da qui rimarremo isolati più o meno per quattro giorni, se si escludono le poche stazioni di servizio lungo la via dove è possibile rifornirsi di benzina e usare dei servizi igienici (anche se di igienico hanno solo il nome, a mio parere). Inoltre scopriremo che le zone di sosta libera dove è possibile campeggiare, che sono state cosi utili epiacevoli nel Northern Territory e nel nord del Western Australia, su questo tratto di strada si sono rivelate molto inaffidabili: è capitato che non ci fosse la minima traccia di zone di sosta indicate dal nostro atlante stradale in cui avevamo pianificato di fermarci la notte.

Il primo giorno ci fermiamo ad un centinaio di km da Norseman, in compagnia di un camper e di un van sistemati ad apposita distanza. Ritroviamo la sabbia polverosa tipica dell’Outback australiano, in cui è facile piantare i picchetti della tenda, ma in cui tempo cinque minuti ne sei coperto fino alle ginocchia. Ogni passo solleva una polvere che per depositarsi a terra impiega dalle 2 alle 3 ore (esagero). Il mattino del secondo giorno ci rendiamo già conto che dovremo razionare l’acqua in maniera intelligente; non avremo la possibilità di averne per quattro giorni, e ci rendiamo conto di quanto il suo uso sia centrale nella nostra vita di tutti i giorni, non solo per bere. Impariamo a lavare e sciacquare le stoviglie della cena e della colazione con mezzo litro di acqua, rendendoci conto degli enormi sprechi che ne facciamo in condizioni normali. Nel secono giorno del nostro attraversamento del Nullarbor guidiamo sul tratto rettilineo più lungo di tutta l’Australia, 146 km senza la minima curva; devo dire che è abbastanza noioso, specialmente perchè neanche questa condizione ci convince a cambiare la nostra velocità di crociera fissata come sempre a 80 km/h. Fortunatamente siamo in due, e con un po’ di chiacchere, un cambio e qualche gioco ci teniamo svegli e vigili a vicenda. E in effetti il Nullarbor Plain sembra avere un effetto strano sul tempo, che ci sembrava scorrere molto più lentamente. La sera del secondo giorno è stata la mia preferita, in quanto abbiamo raccolto una bella quantità di legna per fare un bel fuoco; in effetti ci siamo resi conto solo nei giorni successivi che c’era un alto rischio di incendi, e abbiamo potuto constatarlo di persona. Bastavano 2 bastoncini per fare un fuoco con una fiamma sufficiente ai nostri scopi, bastoncini di eucalipto che prendono fuoco più facilmente della carta. Ma la cosa speciale di quella sera è stata il damper!

Mi si conceda una piccola digressione: quando eravamo in campeggio ad Alice Springs, siamo usciti una sera per andare alla taverna del posto in cui un cantante country aveva un concerto (diciamo con una trentina di persone, non erano gli U2). Le canzoni erano orecchiabili, lui e i suoi compari simpatici, per cui abbiamo deciso di comprare il suo CD, che ci è stato di compagnia per tutti i km da allora fino alla fine del nostro viaggio. Specialmente la terza canzone del CD è diventata la colonna sonora del nostro peregrinare, una canzone che non puoi non ascoltare specialmente quando viaggi nell’outback; piena di stereotipi sugli Australiani, tra cui una delizia che fanno tipicamente in campeggio: il damper, una specie di panino che fai cuocere sul fuoco la sera, in cui ci metti miele o quello che ti piace per mangiartelo dopo cena. E’ semplicissimo da preparare: mischi acqua e farina, impasti, e fai una stringa con l’impasto che poi arrotoli su un bastoncino che metterai (a debita distanza) vicino al fuoco finchè si cuoce. Quando la pasta è dorata, la sfili dal bastoncino e hai il tuo damper bello caldo: una bella iniezione di miele, che col pane caldo si scalda e scioglie un po’, e hai una delizia di prim’ordine a scaldarti in una notte sotto le stelle nel bel mezzo del deserto. Una favola!

Il terzo giorno è il giorno dei lookouts, punti panoramici lungo la costa. Ci sono quattro punti istanti tra loro circa un centinaio di km, che danno una vista meravigliosa sull’oceano e sulle scarpate della costa. Crea un contrasto meraviglioso, tra l’aridità e la monotonia del paesaggio all’interno, e la bellezza, i colori delle rocce e la diversità della scogliera che compone la costa di questo pezzo di Australia. Puoi letteralmente vedere il limite del continente come tagliato con un coltellino svizzero, e immaginarti che da qui in poi si estende tutto il tratto di strada che hai percorso, e terre che hai visitato. A me ha dato un’emozione unica vedere la fine della terra, mi sono immaginato tutto il continente che si muove e questa costa ne è letteralmente il confine, cosi netto e demarcato. E’ interessante vedere come siano in effetti due piani: o stai sotto e sei nell’oceano piatto, o stai sopra e sei sulla zattera Australia, che in questa regione è ancora più piatta del mare. Di quella stessa giornata mi ricorderò l’ingresso in South Australia, all’altezza di un paesino che sull’atlante stradale è indicato allo stesso modo di Denmark o altre cittadine minori con poche migliaia di abitanti, mentre qui di esseri viventi ce ne sono ufficialmente 8(!!). Eucla si sviluppa (poco) sulla cima di una collina, in cui arriviamo di slancio con i finestrini abbassati e la musica di Ennio Morricone tratta da “C’era una volta il West” a tutto volume; il tutto dava l’impressione che eravamo arrivati alla frontiera del far west! Ma niente saloon, qui siamo in Australia.

In quella stessa giornata abbiamo anche visto il nostro primo cammello! Ha attraversato la strada davanti a noi correndo e siamo riusciti a farne un bel video e prendere alcune belle fotografie di quando ci ha guardato passare. Abbiamo sentito tanto parlare di questi animali, che hanno colonizzato l’Outback e ne sono diventati peste vista la loro estrema capacità di adattamento a questo clima ostile, ma finora ne avevamo solo intravisto uno in lontananza sull’Oodnadatta Track. In effetti quando ci ha guardato passare, scongiurato il pericolo di essere tirato sotto (anche perchè ci avrebbe spaccato la macchina e non è raccomandabile avere un incidente di questo tipo in zone tanto remote), aveva un po’ l’espressione del “fuori da casa mia!”. La sera ci siamo fermati ancora in una sabbiosa area di sosta con campeggio libero, in cui Katie ha raccolto gli avanzi delle settimane precedenti in una brillante idea e ha preparato gli gnocchi fritti con contorno di verdure. Il tutto in campeggio nel deserto, gli gnocchi fritti, spettacolo! Se lo si prova ad organizzare non riesce cosi bene!

Il giorno dopo abbiamo gli ultimi 500 km di viaggio, anche se la parte più remota l’abbiamo passata. Arriviamo a Ceduna per l’ora di pranzo, prima “grande” cittadina del South Australia, e dopo aver attraversato una infinita carovana di campi di grano che colorano tutto il paesagio di giallo, con solamente pochi piccoli paesini in mezzo che sembrano essere lì solo per immagazzinare e distribuire i vari raccolti, arriviamo a Kimba, dove ci conforteremo con una bella doccia quadrupla con salto mortale nel campeggio, una bella cena a base di pizza e patatine fritte, e rifornimento di acqua fresca a riempire la nostra tanica (che è arrivata completamente vuota!). E’ stato un lungo viaggio, ma ce l’abbiamo fatta senza problemi, che possono sempre essere li dietro l’angolo e verificarsi quando meno te lo aspetti (più di una volta ho pensato alle condizioni della nostra macchina, pregandola scaramanticamente di non farci brutti scherzi). Abbiamo invece goduto della unicità di questo territorio, imparando a conoscerlo e ammirandone le meraviglie naturali. L’attraversamento del Nullarbor Plain può sembrare noioso all’inizio, e forse la guida lo è un po’, ma alla persona paziente che è interessata a scoprirne le qualità sa regalare viste, emozioni ed esperienze difficili da dimenticare. Per me è stato meraviglioso! E poi ha anche un significato particolare: attraversato il Nullarbor Plain, possiamo cominciare a guardare e pensare al nostro ritorno a casa.

PS: ci sono parecchie foto della strada in questo post. Ma in effetti, Katie mi ha fatto notare che la strada è stata la nostra più grande compagnia durante queste giornate.

Advertisements

Leave a comment

Filed under Uncategorized

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s