Another South Australia

=== ITALIANO === (English see later)

Eh si, ora possiamo cominciare a pensare al ritorno a casa. Ma poi ci pensi e ti rendi conto di quanto lontano ancora sei. La fine del Nullarbor Plain non vuol dire che il paesaggio in cui viaggiamo da ora è drammaticamente cambiato; da Kimba ci mettiamo in viaggio verso Port Augusta, prima grande città del South Australia che incontriamo lungo la nostra via di ritorno. Ad un certo punto, ci troviamo ad un bivio che per noi è più di una curva su un pezzo di strada; davanti a noi c’è un cartello (la foto l’abbiamo messa alla fine del post precedente) che indica la direzione per Coober Pedy e Alice Springs! Abbiamo raggiunto un’altra volta la Stuart Highway, e girare a sinistra ora vorrebbe dire ripercorrere i nostri passi quasi dal principio; i bei ricordi legati all’avventura sull’Oodnadatta Track e la magia di posti come Uluru, Kata Tjiuta e Kings Canyon sono una tentazione forte, fortissima. A me sale un groppo alla gola quando ci penso ora, e ancor più quando mi ci sono trovanto davanti, a quel cartello! Noi giriamo a destra, accompagnando con la coda dell’occhio quel cartello finchè esce dal nostro campo di vista; riprendiamo la Stuart Highway, ma questa volta verso sud. Prima tappa Port Augusta, una bella cittadina di mare, porta occidentale di accesso ai Flinders Ranges che avevamo già visitato nella prima parte del nostro viaggio. Ci fermiamo in città per poche ore; come prima cosa solita tappa al centro visitatori in cerca di una brochure sul Mount Remarkable national park, il prossimo parco che vogliamo visitare. Fermata non molto producente, in quanto ci dicono che in South Australia non stampano più le brochure dei parchi nazionali, visto che ora tutti hanno internet e se le possono stampare da casa; si, vero che tutti (o quasi) hanno internet, ma quando sei in viaggio come lo siamo stati noi  internet è pressapoco inutile (non c’è connessione o segnale), a meno che tu stia nelle grandi città.

Va beh, ci intrufoliamo nella biblioteca pubblica della città e stampiamo il PDF; quello che ci interessa non è tanto il tipo di flora che vedremo, ma le mappe dei percorsi da fare a piedi, altrimenti difficili da reperire. Preso quello che volevamo, ripartiamo alla volta del parco. Guidiamo verso sud costeggiando i Flinders meridionali, non molto conoscuti e/o frequentati come quelli settentrionali ma molto belli. In quel giorno abbiamo anche sofferto un’improvvisa ondata di caldo, c’erano 38 gradi e sembrava di essere tornati nel grande e selvaggio nord. La tappa di Mont Remarkable si rivela piacevole anche se qualche piccolo inconveniente le toglie il fascino che ci aspettavamo: primo, a causa della temperatura e del fortissimo vento secco c’è un pericolo di incendi estremo, e alcuni dei sentieri più spettacolari sono chiusi. Secondo, le mosche, come al solito. Appena arrivati vogliamo riposarci un po’, sedendoci sotto un albero a leggere un buon libro, ma non c’è modo di godersi il momento: mosche assetate ti attaccano e planano intorno a te con una prepotenza degna dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, e ci costringono a ripiegare sotto una rete per insetti, in cui dobbiamo assumere delle posture abbastanza ridicole e scomode sulle nostre sedie da campeggio. Verso il tardo pomeriggio camminiamo su uno dei due percorsi aperti, il Davies gully, una piacevole passeggiata di defaticamento nel mezzo di alberi di eucalipto (gumtree) dal tronco così rosso che sembra sanguini. A causa dell’allerta incendi tutti i fuochi, anche fornelli a gas, sono proibiti; per cucinare la nostra cena dobbiamo andare nell’unica cabina del parco, aperta ai campeggiatori solo per l’uso della cucina.
Preparo una bella zuppa di ceci e patate, ma quando è il momento di preparare il tè serale mi accorgo della presenza di qualche piccolo essere nell’acqua che scende dal lavandino; questo è connesso ad una tanica di acqua piovana, pioggia raccolta dalle grondaie e convogliata in taniche (ne abbiamo bevuta parecchia di questa acqua nel nostro viaggio). Beh, a quanto pare sono piccole larve di qualche insetto, disgustose! E lo sono ancora di più quando finalmente realizzo che ho cucinato la nostra zuppa con la stessa acqua: preghiamo di non sentirci male durante la notte e andiamo a dormire facendo attenzione a dare una bella pulita ai denti, volutamente più accurata del solito.
Avviso: mai fidarsi dell’acqua non imbottigliata che si beve in giro per l’Australia. Tante taniche ci hanno rifornito di acqua (pioggia raccolta) lungo la nostra strada, e in effetti non abbiamo mai avuto problemi, e neanche dovuto usare pillole depurative. Ma una volta basta ed avanza per farti passare brutti momenti: beh, fortunatamente la zuppa è stata fatta bollire per 20 minuti.

Lasciamo il parco il mattino dopo, e ci mettiamo in viaggio verso Adelaide: i 200 km che ci separano dalla capitale del South Australia sono ricoperti di campi di grano e laghi salati, la maggior parte senza acqua. L’effetto è poetico, meraviglioso: si vedono questi spiazzi bianchissimi (sale purissimo), splendenti, circondati ovunque dal colore oro dei campi di grano con le spighe mature pronte per essere mietute. In Adelaide ci siamo fermati a visitare altri parenti di Katie: Peter, Theresa e Ai Ming. Abbiamo ricevuto un’accoglienza calorosissima, e abbiamo passato un piacevole pomeriggio, una comodissima notte e una soleggiata mattina in compagnia loro. Non abbiamo visto Adelaide nel dettaglio, solo guidato lungo una delle arterie principali della città, con un traffico letale: erano solo le 15:30 del pomeriggio, cosa succede all’ora di punta?! Fortunatamente non abbiamo dovuto farne esperienza diretta.

Alla nostra partenza il giorno dopo abbiamo guidato lungo una via turistica, le Adelaide Hills (pittoresche colline intorno alla città), fermandoci nei pressi di Handorf, il più antico insediamento tedesco in Australia. Interessante la storia dei primi colonizzatori di queste terre: sono fuggiti da persecuzioni religiose (erano luterani) nella Germania del nord, venuti in Australia per poter vivere la loro vita normalmente. Ma poi durante la prima guerra mondiale hanno avuto non pochi problemi con i vicini del Commonwealth per via di sentimenti anti Germania dovuti al momento storico; c’è stata gente chiusa in carcere perchè in una lettera ad un parente ha scritto di non aver cantato God save the King (l’inno inglese) in una commemorazione. Handorf è una bellissima cittadina, ci siamo sentiti un po’ a casa visto che sembra una Monaco di Baviera in miniatura, con bandiere della Baviera sparse un po’ ovunque; la cosa ha un po’ del sarcastico, visto che i colonizzatori di Handorf venivano dal nord della Germania, dove tutto ciò che è bavarese non gode di stima e ottima reputazione. Pranziamo alla panetteria bavarese, e ci rimettiamo in marcia verso sud: seguiremo la costa per approdare al Coorong National Park, e da li ancora a sud per entrare nello stato del Victoria, la punta a sud-est del paese.

Il Coorong è un posto davveo unico: dune di sabbia creano una specie di penisola che si estende parallela alla costa per qualche decina di km, in cui l’acqua marina che si trova tra le dune e la riva ha un colore rosa, dovuto alla presenza di beta-carotene prodotto dalle alghe quando l’acqua è particolarmente salata. Il posto dove campeggiamo è un ritiro fisico e spirituale: siamo letteralmente soli per miglia, con dune di sabbia appena fuori dalla tenda, che ci proteggono sia dal forte vento che dall’oceano. Nel mezzo del bush, ancora una volta! Io sono molto stanco, ma Katie è attivissima e decide di andare in perlustrazione sulle dune per vedere l’oceano; guardando alle foto che ha fatto mi sono pentito di non essere andato con lei, rimpianto la mia momentanea pigrizia. Quando il sole cala ci troviamo a dover affrontare ancora una notte molto fredda: è incredible come la temperatura cambia di una ventina di gradi da un giorno all’altro, non ti da nessun punto di riferimento, costringendoti a non mettere mai via i vestiti di lana, guanti, berretto e giacca a vento. In quei giorni le nostre risorse cominciavano un po’ a scarseggiare, anche perchè volevamo finire i viveri che avevamo con noi al termine del viaggio. Quella sera al Coorong abbiamo cenato a base di baked beans, cena che mi ha ricordato molto la scena del film “Lo chiamavano Trinità” quando uno sporchissimo Terence Hill arriva alla taverna per il pranzo e si mangia una bella padellata di fagioli e una pagnotta gigante. A noi mancava solo la pagnotta e, diciamolo, avevamo giusto un po’ di polvere addosso e buchi nei vestiti 🙂

Il giorno dopo lasciamo il Coorong national park: non abbiamo visto grandi attrazioni, ma è stata una tappa decisamente piacevole. Ci dirigiamo a sud verso Mount Gambier, la città più a sud del South Australia conosciuta per il suo lago blu. Ora voi mi direte: “Che c’è di strano in un lago blu?”, e io vi rispondo che l’acqua è davvero blu cobalto, un blu come quello dei pennarelli. E il colore del lago cambia con la temperatura dell’acqua: quando siamo arrivati noi era nel suo blu più brillante, ma nei mesi freddi assume un colore molto più freddo e tendente al grigio. La spiegazione scientifica di questo cambiamento di colore è ancora materia di discussione, e la cosa mi è sembrata davvero curiosa: nel frattempo gli abitanti se la bevono tranquillamente.. mmm…

Da questo punto e per parecchi km viaggeremo lungo la Princess Highway, che connette il South Australia a Melbourne in Victoria. In queste terre c’è davvero una grande ricchezza di legname; ovunque sui lati della strada ci sono boschi di pino di altezze diverse, che vengono piantati appositamente per fornire legno per costruzioni una volta tagliati. Danno un tocco molto Europeo al paesaggio, anche se devo dire che il fatto che siano un po’ “artificiali” toglie loro un po’ di bellezza. Siamo arrivati quindi al confine con lo stato del Victoria; un viaggio lungo, che sembra essere volato. In effetti abbiamo guidato parecchio negli ultimi giorni; le ultime tappe non sono spettacolari come l’Australia centrale o Kakadu, ma forniscono un piacevole ristoro per il viaggiatore con tanta strada ancora da percorrere. E ti fanno conoscere l’Australia tutta, non solo quella che si vede sulle cartoline.

=== ENGLISH ====

Hello!! At the end of the last post we were at the end of the Nullarbor Plain, confronted at Port Augusta with a left-hand turn which, if we had taken it, we could have done our whole trip up through Alice Springs, to Darwin and Western Australia, all again! We didn’t … but it was an interesting thought and a good time to realize how far we’d gone and all the things we’d seen and again that we really were steadily getting closer and closer to home!

Turning right, instead, we headed towards Adelaide, stopping at a National Park called Mt Remarkable on the way, in the Southern Flinders Ranges (also very beautiful). It was, however, incredibly hot and there were a lot of flies again so after we arrived we spent a few hours trying to read our books under cover of the mosquito net hanging from a tree … the heat and wind contributed to an extreme fire danger and we were not allowed to even use our gas cooker.  Later in the afternoon we went for a short walk (again because of the fire danger all walking trails but two were closed) which had some pretty views. I think we were both very happy when evening came though and the day cooled down a bit. To cook dinner we had to use the kitchen of a small cabin. Our dinner tasted good at the time but we discovered something afterwards that didn’t make us feel too happy in the stomach any longer.  I’m not going to tell you why here 🙂 … but if you’d like to read something that you’ll realize afterwards you didn’t want to know, look at the Italian version. Urgghhhhhh.

The next day we slept in a little bit (still jetlagged from Western Australia I guess) but not too much as we were  driving to Adelaide to see Katie’s uncle and family and we’d told him we’d arrive at 3 o’clock! As we were driving out of the park we already got delayed a little bit as we had to stop at a railway crossing and watch an extremely long train pass at a snail’s pace! But no worries, we didn’t think we would be too late… it was only at around 2 o’clock, when we stopped at a petrol station and I rang my uncle to say we should arrive around 3:15, that we discovered from something he said that the time on our watches was not right and we were an hour off. So we were a lot later than we had intended!

We left my uncle’s the next day totally spoiled with a yummy packed lunch from my Auntie Theresa. It was so good! On our way out of Adelaide we stopped to have a look around Hahndorf, the oldest German settlement in Australia. While Renzo and I felt very at home there – there were Bavarian flags and beers imported from Munich everywhere – I’m not sure any of the original settlers, who came from Prussia, would have felt the same!

From there we headed down towards the coast and the Coorong. The Coorong is a kind of inlet from the sea, separated from the ocean by a set of very high sand-dunes, and is a haven for birds. It is also famous to me because of a book I read as a child called Storm Boy: and because of this book I was very excited when I saw any pelicans. But anyway, we camped there for the night at a rather hard-to-find campsite and enjoyed the solitude as there was no-one else camping there. The campsite was on the other side of the Coorong next to the sand dunes, and I did a very nice walk through the sand dunes to reach the ocean! We had baked beans for dinner, which made Renzo very happy because he felt like he was living a scene from one of his favourite movies, “They Call Me Trinity”.

The next day we kept driving and passed by Mt Gambier, which has a very impressive sink hole in the middle of the town, and a very blue lake nearby. They don’t know what makes it go blue every summer, but everyone’s quite happy to drink the water, it seems (in fact it is of outstanding quality, apparently).

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