The Great Ocean Road

ITALIANO

E’ passato molto tempo dall’ultimo post. Caspita, 2 mesi! Ma devo dirvelo, non abbiamo finito di raccontarvi la nostra avventura. Nell’ultimo mese siamo stati molto impegnati: divisi tra domande di lavoro, che richiedono giorni di ricerca a volte del tutto infruttuosa, e momenti di svago e caricamento energie. Dove siamo rimasti con il racconto? Già, siamo ora nell’Australia sud-orientale, abbiamo appena attraversato il confine tra lo stato del South Australia e quello di Victoria. E’ il 23 novembre e ci stiamo avvicinando ad un’altra tappa fondamentale del nostro viaggio: la great ocean road, uno dei tratti di strada più belli di tutto il continente, che segue il frastagliato perimetro della costa e ospita alcuni squarci decisamente mozzafiato. All’inizio avevamo pensato di guidare sulla Great Ocean Road nel nostro viaggio verso la Tasmania, ma dobbiamo dirvelo: almeno per i prossimi mesi non ci sarà Tasmania, come invece avevamo progettato. Dovremo rimandare la seconda parte del nostro viaggio, o meglio il nostro secondo viaggio australiano, ad una data da destinarsi. Motivi… beh, economici e lavorativi.

Decidiamo allora di percorrere lo stato del Victoria nel nostro percorso di ritorno a Canberra. Ed è decisamente una gran bella idea: è un posto spettacolare! Ma andiamo con ordine. Il giorno prima di imbarcarci nella guida decidiamo di fermarci per la notte presso una località che per usare un eufemismo potrei definire “sconosciuta”. Nella nostra sosta a Port Augusta alcuni giorni prima, ho ricercato su internet alcune zone di campeggio gratuite; zone di campeggio, e non campeggi veri e propri, perchè il massimo di struttura presente in questi posti è un piccolo bagno, beh… un buco nel terreno con cinque pezzi di lamiera che lo circondano. Comunque, mi sono segnato le coordinate GPS di alcuni di queste zone di campeggio su un pezzo di carta per poterle poi usare all’occorrenza. Bene, la prima di queste, e altre a seguire, si è rivelata una vincità al lotto! Un posto delizioso, magnifico, dove abbiamo passato una bellissima sotto le stelle e accanto al fuoco, da manuale del campeggiatore! Arrivarci è stato sorprendente: usciamo dalla strada principale e guidiamo in aperta campagna, colline verdi e bestiame al pascolo, con il blu dell’oceano sulla destra. Il GPS indica il punto di arrivo nel mezzo di uno spiazzo verde senza strade; cominciamo a pensare che forse le coordinate che ho preso non sono molto accurate, ma avvicinandosi al traguardo il GPS comincia a caricare anche strade sterrate, quelle su cui ci suggerisce di guidare per arrivare finalmente a Mt Clay Nature Reserve. E’ uno spazio immerso nel verde, nel mezzo di un bosco di eucalipti, con aree per la sosta e il campeggio e bracieri scavati nel terreno per accendere un fuoco senza incendiare tutto lo stato. Prima cosa che facciamo è raccogliere un po’ di legna per fare un bel falò, e nel frattempo i nostri vicini di tenda si avvicinano e cominciano a raccontarcela un po’… a questo punto siamo molto orgogliosi di quanto abbiamo fatto, di tutti i km che abbiamo viaggiato e dei posti che abbiamo visitato, e i campeggiatori che incontriamo cominciano ad essere molto sorpresi.C’è una sostanziale differenza nelle persone che incontriamo da ora in poi: non più giovani backpackers o famiglie o pensionati in giro per l’Australia, ma campeggiatori dell’ultim’ora, famiglie in vacanza per pochi giorni, insomma… gente in vacanza per pochi giorni e pochi km…decisamente diversa per attrezzatura e spirito dai pionieri incontrati nel grande nord o nell’attraversamento del Nullarbor plain.

La sera, piantata la tenda e tirata la giacca fuori dallo zaino (si, è tornato il freddo!), Katie prepara una serie di panini con la farina avanzata dal damper cotto nel mezzo del deserto e li cuociamo sul fuoco; lo so che sono cose normali per uno che va in campeggio, ma se ci pensi un attimo queste cose così normali sono quelle che ti danno più gioia, pace e soddisfazione. Quella sera, insieme alle altre sere passate nel mezzo di un ricchissimo nulla, ho sentito veramente di essere in contatto con il posto dove abbiamo campeggiato; un contatto vero e pieno con la natura, mi sembrava che gli alberi fossero guardiani giganti messi li da qualcuno per vegliare, che il fuoco fosse l’unica sorgente di calore possibile e immaginabile su questo mondo, che gli animali che si sentivano ogni tanto nell’oscurità volessero partecipare e contribuire alla bellezza del momento. Io non ho avuto molte esperienze di campeggio, ma devo dire che il bush camping australiano è una delle esperienze più belle di questo viaggio, e forse che abbia mai fatto.

Il giorno dopo cominciamo la Great Ocean Road, all’altezza di Portland (si, il posto in cui mentre scriviamo ci sono appena stati diversi incendi distruttivi). La strada è molto stretta, e costellata da zone di sosta con annessi punti di osservazione di interesse turistico (Lookout). Ogni lookout ha una sua caratteristica, e mostra le diverse strutture create dall’erosione che l’oceano ha esercitato per milioni di anni sulla costa; ci sono pinnacoli alti decine di metri, archi scavati in ammassi rocciosi, isole e isolotti battuti incessantemente dalle onde e dal vento e popolati da colonie di uccelli migratori (posti ottimi per la crescita della progenie, visto che non c’è via aperta ai predatori). Le strutture più belle che abbiamo visto sono senza dubbio il London Bridge e i 12 apostoli, questi ultimi forse tra i 5 posti più conosciuti di tutto il paese. Il london bridge è (o meglio era) una piccola protuberanza che dalla costa si estende in mare per circa 100 metri, e aveva due archi scavati in esso dall’erosione dell’acqua. Beh, a un certo punto nel 1990 l’arco più vicino alla terraferma ha deciso di mollare ed è crollato; la cosa curiosa è che due turisti ci erano appena passati sopra e sono rimasti intrappolati dall’altra parte (buon per loro, dico io, che non siano franati con la roccia). I dodici apostoli sono uno spettacolo mozzafiato, soprattutto dalla spiaggia. Si scendono dei gradini scavati nella roccia e dalla finissima sabbia si subisce tutto il fascino di queste enormi strutture a poche decine di metri dalla costa. Al contrario del Lago Eyre in South Australia, non credo che un volo panoramico sia il miglior modo di apprezzarne la bellezza; è vero che li puoi vedere tutti insieme, e contarli (non si riesce mai dal terreno a contarli tutti e 12 perchè sono sempre nascosti dalla prospettiva), ma non ne cogli la grandezza e la maestosità, ma soprattutto non ti lasci impressionare dal rumore delle onde dell’oceano che si infrangono sulle rocce. E’ davvero assordante, ma dubito che si possa sentire dalla cabina di un elicottero.

La sera prima della nostra visita ai 12 apostoli abbiamo avuto modo di conoscere la piccola cittadina di Port Campbell, uno dei pochi luoghi di campeggio dove ci si può fermare per spezzare il viaggio. Lungo la strada ci sono molti avvertimenti contro il campeggio libero, e sì che di posti ce ne sarebbero, e belli… Va beh, cercano di sfruttare la risorsa turismo, e ne hanno tutte le ragioni. La tappa di Port Campbell è stata molto piacevole: il campeggio era pulito e ordinato, popolato da molti ciclisti radunatisi per una gara di mountain bike lungo la great ocean road (a saperlo prima mi ci saremmo iscritti anche noi, anche se terribilmente fuori allenamento, così, giusto perpartecipare). La sera, dopo una bella passeggiata per le vie del paese, e una visita al piccolo porto dove un nutrito gruppo di pescatori cercava invano di accalappiare qualcosa per cena, abbiamo avuto un’altra comoda sorpresa; il campeggio era dotato di una sala TV, e visto che fuori aveva iniziato ancora a fare freddo, ci siamo rintanati all’interno, bevendoci due belle tazzone di latte caldo e milo, ma soprattutto sdraiandoci su un divano, che per quanto piccolo e spigoloso sembrava più comodo di qualunque altra seduta avessimo mai provato. Siamo rimasti in relax tutta la serata, e poi via a dormire nella nostra meravigliosa tenda.

Il giorno dopo, terminata la visita ai 12 apostoli, abbiamo continuato a guidare lungo la great ocean road, attraversando zone dell’Australia che hanno dell’idilliaco. Verdi pascoli e montagne (il great dividing range, prime avvisaglie delle Alpi australiane) sulla sinistra, oceano azzurro e bianco sulla destra, e una strada stretta e tortuosa ma bellissima che da Apollo Bay ci ha portati fino a Torquay e infine a Melbourne. Non ci siamo fermati per una visita a Melbourne: come già anticipato, avevamo già cominciato a sentire la fatica del viaggio, e abbiamo così deciso di dedicare il tempo rimastoci lungo la via di casa per altre due tappe fondamentali: il Lake Eildon national park e la scalata alla montagna più alta del continente, il monte Kosciuszko, ma queste sono le ultime due storie che abbiamo da raccontarvi, e dedicheremo loro lo spazio che si meritano nei prossimi due post.

ENGLISH

Here comes the third-last instalment of our story … very late, but better late than never! We are currently knee-deep in job applications, trying to figure out where we’ll be going next, but today a day off to try to get the story of our adventure up to date! The nice thing is, we are appreciating the time we had more and more, and are really feeling proud of what we have done together, our big trip!

But anyway, back to the story: so last time we had gone to see Mt Dampier, a very interesting place with its sink holes, remnants of volcanic cones and blue lake! We now drove to reach the sea again, to enter the state of Victoria and drive along the Great Ocean Road towards Melbourne. But first, we had to camp somewhere. In this part of Australia, we didn’t have much idea of where to camp. In the rest of Australia it had been very simple – either we camped in a National Park or at the roadside. We didn’t have to try very hard to find the roadside camping areas because there was usually just one road! Now in Victoria there were roads everywhere.

But we were lucky because Renzo always thinks ahead and in the Port Augusta library Renzo had written down the locations of all the (free) camping areas along our way. Not having much paper to write on, he’d had to write on the back of a library borrowing slip (or whatever it was) and only had room for the GPS co-ordinates! It was kind of fun, like doing one of those geo-caching things. So when it was time to look for somewhere to camp for the night, we looked for a camping spot with nice looking co-ordinates and we set off, using the GPS that Ed had lent to us to use for our trip! It took us along dirt roads, into the forest – I kept expecting any moment to find a dead end. But then eventually we saw some life through the trees and there was a turn-off into a lovely area in the forest that clearly plenty of other people knew about! There was a really nice community feel, in fact, and I think it remains in my mind as one of the nicest (perhaps the nicest) places we camped in our whole trip.

There were some nice fire pits too, and towards the evening, after collecting some wood from the forest and getting some damper ready to cook, we started to make a fire. The neighbours across the way saw what we were doing and brought us over some kindling; the neighbour down the end contributed an enormous log, so that we could keep the fire burning all night. It was very nice! Some cute little wallabies hopped around the place.

The next day we were quite excited and ready to be stunned by more cliff vistas than we could possibly be prepared for. And it was really very spectacular! We stopped for information and some lunch at a little town called Port Fairy and stopped at every possible lookout from there until Melbourne. Of course, nothing can beat the Twelve Apostles … just so beautiful! And the Loch Ard gorge, with its tragic shipwreck story was very nice to see too, as well as the crumbling London Bridge. We even think we spotted at least one Bristlebird. We stopped for a very nice night at the Caravan Park in Port Campbell where we saw a nice sunset and watched Finding Nemo in the TV room – a very unusual way of spending the evening for us at that time!

The last part of the Great Ocean Road was very windy with many corners bringing you to yet another beautiful view.  I kept trying to take pictures to give an idea of what it was like but none of them really worked out and concentrating on the camera ended up making me feel quite sick with all the turns! It was very nice though. Still, we had our sights pretty much set on home by this stage (or at least, the last part of the road home) and we shot through and past Melbourne. We drove out of Melbourne through the Yarra Ranges, really a beautiful surprise with amazing forest that reminded me of the Karri forests back in W.A.! Perhaps the trees weren’t quite as tall as in WA, but there were these gigantic ferns … only pity was there didn’t seem much any where to stop there, and it was starting to later in the afternoon. But we could have liked to explore the Yarra Ranges National Park a little more. But anyhow, I’m getting ahead of myself  … that’s where the next post begins! Counting down to the end of our blog now: 3…. 2 – See you in the next and second last instalment :-).

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