Fraser National Park

ENGLISH – (Italiano vedi sotto)
From the Yarra Ranges we made our way away from Melbourne through towns whose names I all recognised from the terrible bushfires that had devastated the area a few years ago. It was very pretty country. We stopped for the night at another of our random GPS co-ordinates and again were blown away by the beautiful camping spot in the Rubicon Valley, by the river in stunning forest. It was even possible to look past what was probably the worst toilet of the whole trip and just completely relax in the beauty of the place.

The next day I was really very excited because we were going to go to Fraser National Park, that I hadn’t visited since I was probably about 10 or 11, but that I have many happy memories of. It was really something special for me, though the whole place was a bit like the Secret Garden, it had aged and overgrown, though not beyond recognition. They were looking for volunteers: and its a pity we are not staying around in Australia – I would have loved to go back and try to help restore it in some small part to some of its former glory (well it had been glorious in my memory anyway :P). We put up our tent by the lake and marvelled at the interesting shapes our tent pegs had started to take on over three months of camping.  Like us, they were quite changed by the experience!

It was really cool to walk around the park and see the places I used to visit. We tried to go back to the little cabins we used to stay at, which are no longer used, though they look pretty good still! We bumped into the Ranger on the way and he said they hadn’t been used in 10 years. One of the things I loved about this place, other than just being able to explore it, was that we used to put birdseed out on the balcony of the little cabins we stayed at there, and the birds would visit. They were so tame you’d have two rosellas eating seed out of each hand and another one on your head. I was absolutely crazy for these birds!

These days you are no longer allowed to feed the parrots – fair enough, and it also seems they are no longer used to it, as I heard a lot of rosellas in the treetops but they definitely showed no interest in us whatsoever. But I have such happy memories of feeding them, and since we had some bird seed with us – I wanted to try … only to give them a little, see if any of them remember the old days! As an experiment I left just a few seeds on the camping table while we went for a barbecue in another part of the park – when we came back, no birds hanging around, but the seeds HAD been eaten. I left a couple seeds more overnight, but it was soon raining hard.

Apparently, I must be very finely attuned to the sounds that parrots make when they’re eating seed, because in the morning, just after the rain stopped and the sun came out, I was woken to very distinctive little munching sounds. Opening the tent door very quietly, we could see it was a little king parrot (beautiful red and green). After finishing the seeds off he flew away, and we got up and packed up the car, with me very happy, having had my nostalgic parrot experience. That wasn’t all, however – just as we were about to leave however, he arrived back … with a friend! Soon after that they were both eating out of my hands. Sweet birds! I felt a little guilty about feeding them so I didn’t give them very much.  But it’s nice to think that this pair were the same age as me (they can live that long) and were feeling just as glad as I was to meet somebody who remembers and appreciates the old days at Fraser National Park! 🙂

ITALIANO

Ebbene no, non ci siamo fermati a Melbourne. Nel nostro piano originale dovevamo visitarla nel nostro secondo viaggio, ma essendo quest’ultimo saltato per motivi economici e lavorativi, non abbiamo potuto apprezzarla più che da una lontana vista dall’autostrada. Siamo passati attraverso Melbourne dopo la fine della great ocean road, verso la metà di un pomeriggio caldo e soleggiato, dirigendoci per direttissima verso la nostra tappa successiva, il Fraser National Park. Quel giorno abbiamo davvero guidato per molti km, passando per l’entroterra dello stato del Victoria a nord di Melbourne, un paesaggio maestoso e bellissimo; verde rigoglioso, colline dolcemente ondulate, vigneti ordinati in filari che scendono le colline, case e ville meravigliose. Decisamente meglio di guidare lungo l’austostrada! Abbiamo anche attraversato la Yarra forest nel Yarra ranges National park, una strada strettissima e piena di curve che passa nel mezzo di una foresta con alberi dai fusti altissimi e ritti come pali della luce. Ci ha ricordato un po’ delle foreste del South West dell’Australia, vicino Pemberton e Margaret River.

La nostra tappa per quella giornata era la Rubicon Valley, altro campeggio libero trovato online di cui avevo solo le cordinate GPS senza la minima di idea di cosa fosse ne tantomeno di dove fosse. L’arrivo in questo posto è stato decisamente un climax di emozioni; siamo arrivati verso il tramonto, con il sole basso e i suoi raggi scatterati tutto intorno dalle nuvole a creare un inverosimile colore rosa, una valle stretta e ondulata costellata di fattorie, un fiume che in Victoria in questo periodo risente ancora delle piogge invernali e primaverili, cioè pieno e burrascoso, e uno dei più bei campeggi all’aperto incontrati (ancora una volta) lungo il nostro cammino. Ogni volta che arrivavamo in questi posti guidati un po’ dal caso, rimpiangevamo di non aver usato le coordinate GPS dei campeggi liberi più spesso durante il nostro viaggio. In questo posto siamo da soli, immersi in una notte stellata meravigliosa, ma anche in un’umidità spaventosa; per tutta la notte sentiamo il rumore del fiume che corre, ma più che essere un fastidio è ancora una volta un promemoria di quanto è bello essere immersi nella natura senza paura e soprattutto senza tutte quelle tecnologie accessorie e inutili che ce la fanno dimenticare. Almeno per pochi giorni. Dormiamo davvero come bambini, stanchi dopo la lunga attraversata dello stato del Victoria; quando mi alzo penso davvero a come farò ad abituarmi a dormire in un letto vero di lì a poco, visto che la comodità della tenda e del dormire per terra ora mi sembra normale e estremamente riposante.

La nuova giornata è nuvolosa, temiamo la pioggia mentre stiamo facendo colazione e preparandoci per smontar eil nostro bivacco. Ma la pioggia non arriva e invece esce un timido sole che ci accompagna fino ad Alexandra, un piccolo villaggio sul confine del parco nazionale che vogliamo visitare. Fermata d’obbligo per rifornirci di cibo fresco e fare una puntatina dal fornaio e dal salumiere per comprarci l’indispensabile per un barbecue in riva al lago in programma per la sera: salsicce di agnello aromatizzate alla menta e rosmarino. Wow! Guidiamo verso la nostra prossima destianzione, prenotiamo il campeggio via telefono (non che ce ne fosse bisogno, eravamo in tre o quattro a campeggiare in un posto con una capienza di centinaia di persone, eh sì, bello grande!). Ma perchè proprio Fraser National Park? Perchè era sulla via di casa (non lo è)? Perchè è famoso (non lo è)? Perchè consigliato dalla Lonely Planet (non lo è ed abbiamo cominciato a dubitare un po’ della Lonely planet dopo il Western Australia)? No, per un motivo molto personale legato a Katie. Questo è il posto che Katie ricorda essere uno dei posti più belli dove lei abbia trascorso le vacanze con la sua famiglia, e ha voluto a tutti i costi farmene conoscere la bellezza e la tranquillità. Lei ha visitato il parco due volte circa 20 anni fa, e ricorda con piacere le attività fatte con il ranger e tutti i pappagalli che allora si potevano ancora nutrire con semi vari. Fraser national park sia, allora. Prendiamo posto in campeggio e piantiamo la nostra tenda. Una curiosità, dopo tre mesi di campeggio abbiamo fatto esperienza di tutti i tipi di terreno in cui piantare la tenda: sabbioso, sabbioso e roccioso insieme, tenero a erba, tenero a terra, ghiaia, terra desertica dura come cemento, spiaggia e roccette. Ecco, i picchetti della tenda ne hanno risentito parecchio, e a questo punto cominciano a cedere desolatamente (guarda le foto); ormai non li chiamiamo più picchetti ma graffette, e li piantiamo nel terreno lasciandogli prendere forme a caso fintanto che tangono la tenda ferma. Sappiamo che ci serviranno ancora per sole due notti.

Passiamo il pomeriggio camminando lungo il lago, visitando i due bungalow (chiusi al pubblico da anni) che Katie si ricorda di aver abitato (è stato importante essere lì con lei in questo trasporto emotivo), e salendo una collina su un sentiero verticale che ci sfianca, ma che ci regala una bella vista sul lago (artificiale) e le montagne tutte intorno. Scendiamo alla scoperta di Wallabies che si muovono nella foresta, e per la prima volta da quando sono in Australia vedo tane di Wombats disseminate tutto lungo il percorso; sono veri e propri tunnel, a poche decine di metri dall’acqua, in un ambiente quasi incontaminato che è l’ideale per questi animali. Quello che si vede sono solo buchi nel terreno, un po’ come una taverna hobbit in miniatura.

Ritorniamo al campeggio dopo una camminata di circa quattro ore abbastanza stanchi. In qualche modo abbiamo sottostimato la lunghezza del percorso: una bella doccia calda ci rimette in forma e in sesto, pronti per goderci una bella grigliata in riva al lago, e sotto la pioggia battente, che nel frattempo ha cominciato ad allagare tutto intorno alla nostra tenda. Cucinare sotto un tetto di legno su un barbecue, cenare su panche di legno in riva al lago al suono della pioggia che cade nel lago, beh… si sommano ancora a tutte le piacevoli esperienze nella natura di cui il nostro viaggio è stato pieno. La pioggia non è cessata quando ce ne andiamo a dormire, sempre con il terrore che la tenda non abbia tenuto: ma la tenda ha tenuto eccome! E ci godiamo una bella dormita con la pioggia che picchetta la tenda e noi nel calore del sacco a pelo. Ci svegliamo la mattina con il rumore dell’acqua che cade dagli alberi fradici,  ma la giornata è soleggiata e il sole ci scalda un po’ mentre ci godiamo la nostra colazione (pancakes!).Finalmente Katie ha l’occasione di dare un op’ di semi di girasole a due pappagalli che si fanno vivi nelle vicinanze della nostra tenda; non so come ma sembra che ammirino particolarmente anche il nostro Pajero, da cui non si vogliono muovere. Katie ha un sorriso a trentasei denti e se la ride contenta; finalmente i pappagalli che ricordava sono ritornati sulle sue braccia a beccare dalle sue mani. Io passo minuti in macchina per la paura che, spinto dall’audacia, uno di questi voglia stringere amicizia anche con me.

Smontiamo la tenda e lasciamo Fraser natioanal park. E’ stato davvero bello e piacevole, nonostante il tempo, anzi, forse grazie al maltempo. In questo viaggio ho imparato ad apprezzare e ad amare la pioggia. Beh, son sicuro che quando rientrerò in Europa questo sentimento si affievolirà un po’, vedremo… Nel frattempo ci dirigiamo verso la nostra ultima tappa, Mount Kosciusko, il picco più alto dell’Australia, nelle montagne nevose (Snowy mountains, le “Alpi” australiane). Così che avremo letteralmente messo i nostri passi nel punto più basso (Lake Eyre, -15 m sul livello del mare) e più alto (Mount Kosciusko, 2228 m) del continente! Al prossimo post, ne vedremo delle belle.

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