Margaret River

=== ITALIANO === (English see later)

Eccoci arrivati finalmente a Margaret River, dopo tanta attesa. Questa bellissima cittadina nasce lungo il fiume che le da il nome, a circa metà strada tra Cape Naturaliste e Cape Leeuwin che sono i due punti che delimitano a nord e a sud il lembo di terra sud orientale del WA che sporge sull’oceano. Ci si avvicina a Margaret River e a tutta la sua regione con una specie di climax spazio temporale: ci si sente trasportati sempre più indietro nel tempo, e il panorama che si attraversa man mano si percorre la strada che da Perth porta a Busselton e ad Augusta cambia ogni quarto d’ora. La città lascia il passo alla campagna piatta e uniforme, per poi cominciare ad ondulare e cambiare gradualmente colore; gli alberi ad alto fusto e dalla chioma ampia e verde scuro prendono il possesso del territorio, scalzando il tipico bush di prepotenza. Ma l’esplosione di colori che colpisce i nostri occhi quando ormai siamo giunti a destinazione è da antologia: il cielo è azzurro chiarissimo, il sole del medio pomeriggio manda i suoi raggi tra le foglie che si muovono nel vento, creando una musica che si può percepire solo tramite gli occhi che sono rapiti dai riflessi di verde che si vedono ovunque, con centinaia di tonalità. È davvero indescrivibile il primo impatto che abbiamo con questa terra fertile e rigogliosa; mi sembra di essere in uno dei paradisi creati da John Steinbeck nel descrivere la sua amata California, i pascoli del cielo. Sembra che ogni appezzamento di terreno sia occupato da pascoli, vigneti e boschi, il tutto con una geometria aggraziata che mi fa chiedere come è possibile colonizzare con una tale arte. Per la prima volta durante il nostro grand tour ritroviamo un animale che richiama l’Europa, la mucca da latte, quella bianca e nera. Abbiamo già detto come l’outback australiano è popolato principalmente da mucche, ma queste sono davvero diverse; non potrebbero resistere nel bush desertico che abbiamo trovato per gran parte del nostro viaggio.

Per rendere più piacevole e naturale la nostra visita a Margaret River abbiamo deciso di campeggiare nel parco nazionale che si estende per un centinaio di km circa lungo la costa, il Leeuwin-Naturaliste National Park. E, non so se perchè siamo ormai esperti nello sciegliere i campeggi migliori, l’area che abbiamo scelto è davvero bellissima, oserei dire il migliore campeggio in un parco nazionale trovato fino ad ora (per la cronaca, o per chi si volesse recare personalmente, il nome è Conto’s campground). Tutte le aree sono ricavate nella foresta, separate le une dalle altre, con spazio per la tenda, tavolo in legno e posto per il barbecue/falò privato con panchine incluse. Anche se non si vede in giro nessuno (a meno che si cerca), uno si sente benvenuto! E pure due canguri che brucano l’erba in tutta tranquillità, non curanti di tutto quello che gli succede intorno. Piazziamo la nostra tenda e prepariamo la cena, ma una brutta sorpresa arriva a rovinare l’idillio; il maltempo. L’abbiamo schivato per due mesi, a parte un acquazzone in Darwin e uno in Perth, l’abbiamo a lungo sospirato lungo le torride giornate passate nel Northern Territory, ne abbiamo quasi riso lungo la traversata della costa del WA da nord a sud, ora è arrivato! E dopo 10 minuti mi ha già messo di malumore. Siamo rimasti nella regione di Margaret River per 5 giorni; bene, sono stati 5 giorni molto piovosi, e quando si sta in tenda non è molto pratico ne confortevole. Ma pazienza, ci dobbiamo convivere; e lasciatemi spendere una parola di elogio per la nostra tenda (l’ho già fatto in altri post? Forse…): cinque giorni di acqua, a volte anche battente, e niente che nella tenda si sia bagnato o inumidito. Fantastico, non ci speravo.

La nostra vacanza a Margaret River comincia con una puntata al centro visitatori, dove raccogliamo informazioni necessarie a muoversi e a trarre il massimo dal nostro soggiorno, facendo esperienza di tutto quello che una città famosa per la sua accoglienza e offerta turistica ha da offrire. Un must è senz’altro un wine tour, un giro per i vigneti e le cantine della zona, per assaggiare dei vini che sono famosi nel mondo. Mi si conceda una piccola parentesi; io non sono mai stato un gran bevitore. Direi per nulla, anzi. Da pochi anni a questa parte ho cominciato ad apprezzare dei buoni vini, primo in assoluto un ValPolicella regalatomi da mio padre. Mi ricordo ancora la prima volta che ho provato un Margaret River; sono rimasto. Da allora ho questa idea fissa che questa regione produce i miglliori vini del pianeta; cosa che ovviamente non è vera in assoluto, ma quando sei convinto di una cosa… come fai a passare oltre?! Quindi, mi aspettavo parecchio da questo wine tour. Ne abbiamo scelto uno che è durato tutto il giorno: visita a 5 vigne/cantine, una fattoria dove si producono olive per la produzione di olio e prodotti per la pulizia personale, e come gran finale la fabbrica di cioccolato.

Ora, uno cosa si aspetta da un wine tour? Vai in una (o un numero predefinito) cantina dove ti fanno provare due o tre dei loro vini migliori o più caratteristici della loro produzione. L’idea di girarne cinque mi dava i balordoni già la mattina dopo la colazione. Quando arriviamo alla prima cantina ci viene presentato una lista di vini; io penso, dovremo scegliere due o tre che vogliamo provare… Sbagliato. Li provi tutti, e credetemi, sono tanti. Si comincia con 5 bianchi (Semillon, Chardonnay, Savignon Blanc in tutte le combinazioni posssibili), passando per un rosè, per finire poi con una selezione di cinque rossi (Shiraz, Cabernet Savignon, Cabernet Savignon Merlot, hanno pure il Nebbiolo). Il tutto a stomaco vuoto! Fortuna che questi sono seri, e il banco ha anche due cestelli per vuotare il bicchiere nel caso un particolare gusto non piaccia. Diciamo che noi abbiamo fatto uso intensivo dei cestelli (con nostro grande rammarico) per evitare di tornare il campeggio a quattro zampe, o in groppa ad un’alpaca, o peggio passare la notte in cella (il tour ha organizzato il bus, ma noi avevamo ancora da guidare una ventina di km alla fine della giornata per raggiungere la nostra tenda). Dopo la prima cantina abbiamo cominciato a rammaricarci di non aver selezionato un tour di mezza giornata, con solo 2 o 3 cantine; ci siamo guardati e ci siamo chiesti: ma saranno tutte così? Ebbene, si! Sono state tutte cosi. Alla fine della giornata non ce la facevo più a sentire gli aromi, come li chiamano gli amanti del vino. E poi una chicca: finita la visita all’ultima cantina l’autista del bus ha fatto una piccola estrazione, una specie di lotteria, tra noi partecipanti al tour. Io ho pescato il biglietto vincente, e il premio è stata una bottiglia di Margaret River, un bianco di cui però non conosco l’origine pperchè hanno coperto l’etichetta con il logo del tour. Peccato non era un rosso, magari un buon Shiraz. Per quanto riguarda i prodotti olivari sono rimasto impressionato dalla bontà di un pesto alla nocciola macademia che proverò sicuramente a copiare. E poi il cioccolato; io particolarmente non mi sono tirato indietro davanti alla bacinelle piene di piccole piastirne di cioccolato bianco, al latte e fondente, facendo la fila per almeno tre volte riempiendomi le mani senza parsimonia. Inutile dire che in quel giorno, di cena non se ne è parlato.

Un’altra esperienza indimenticabile che abbiamo fatto in quel di Margaret River è stata nella Giants Cave, la grotta dei giganti. Questa regione è particolarmente ricca in grotte, alcune gestite direttamente dal Paese di Margaret River, e altre gestite a livello nazionale dall’ente che si prende cura dei parchi. Grazie al turismo gastronomico (ma non solo) quelle gestite da Margaret sono le più pubblicizzate e ammirate, hanno percorsi in passerella in grotte illuminate a giorno che ti permettono di ammirare tutte le formazioni che si possono contare. Le altre invece, che di risorse ne hanno meno, non sono illuminate per niente e, cosa più importante, sono self-guided cioè ci si entra da soli in una esperienza di grotta molto singolare; ti danno elmetto e torcia ellettrica, ti dicono più o meno dove andare, e poi scendi sotto terra da solo. Spettacolo! Ovvio che decidiamo per il secondo tipo, anche perchè di grotte ne abbiamo viste già tante anche in Europa, specialmente in Francia. La grotta dei giganti non è particolarmente apprezzata per le stalattiti/stalagmiti che ha al suo interno, ma per la sua lunghezza, dimensione e profondità. Il punto più profondo segna 86 metri sotto il suolo; mitico, da far star male chi soffre di claustrofobia. È stata un’esperienza magnifica, ci siamo sentiti parte della compagnia dell’anello all’entrata delle miniere di Moria; ci mancava solo l’indovinello ‘’Dite amici, ed entrate’’ sulle scale che ti portano nella prima sezione. A circa metà percorso si è interamente nel buio totale; abbiamo provato a rimanere immobili, con la torcia spenta e sillenziosi per sperimentare cosa può vuol dire scoprire questi posti per la prima volta. Ci siamo immaginati l’immensa emozione che devono aver provato le persone che hanno scoperto gli straordinari dipinti all’interno della grotta dei sogni dimenticati in Francia, di cui abbiamo visto il film documentario poco tempo fa. Non so descrivere cosa si prova a star sotto terra al buio così a lungo (noi ci siamo stati due ore), ma è senz’altro qualcosa di diverso dallo stare in vetta ad una montagna, o in mezzo ad una foresta. Ci si sente compressi, piccoli e paurosi di lasciare la minima impronta in tale grandezza; vuoi rimanere silenzioso, e non lasciare alcun segno del tuo passaggio… forse per la paura di rimanerci davvero lì dentro! Nel mezzo del percorso ci si trova a dover salire delle scale verticali, passando nel mezzo di un vero e proprio tunnel scavato nella roccia dall’erosione, in cui siamo passati al pelo (data la mia stazza ho dovuto fare un pò do manovre delicate con la schiena e le gambe). Nel punto più basso, ci si trova in una ampia camera semicircolare dal fondo sabbioso; questo è il letto del fiume sotterraneo che ha scavato la grotta, camminando sul quale si ha l’impressione che ogni passo sia innaturale, si vuole star fermi e scappare via allo stesso tempo. Verso la fine invece bisogna attraversare un tratto in discesa calandosi con una corda. Ci siamo sentiti in tutto e per tutto speleologi, abbiamo preso consapevolezza e conoscenza dello spazio intorno in un modo completamente diverso da qualsiasi altra grotta classicamente illuminata e provvista di passerelle. Oserei dire in un modo completamente diverso da ogni altro spazio che abbiamo visto ad oggi. È bello anche fare esperienza della grotta senza nessuna guida o visita guidata che ti forza a tenere il passo; tanta era la bellezza di una tale esperienza, che volevamo essere davvero soli, fermandoci e lasciando passare le persone che entrate dopo di noi volevano uscirne prima e a passo sostenuto. Forse non è l’esperienza che uno si aspetta da Margaret River, ma a me è piaciuta tantissimo e la ritengo uno degli highlights del nostro viaggio.

Un altro spazio singolare in questa regione è sicuramente la Boranup Forest, la prima foresta di KARRI Tree che incontriamo nel nostro cammino, di cui avremo modo di parlare in modo esteso nel prossimo post che dedicheremo alla nostra visita alle grandi foreste del sud ovest del WA. Abbiamo attraversato la foresta sulla Boranup Drive, una strada sterrata he in circa 15km attraversa i punti più densi di questa foresta, i cui alberi sono alti e maestosi, con un tronco che si staglia verticale fino a raggiungere forse i 50 metri di altezza (non il record per il KARRI tree, che nei suoli e nelle regioni ideali può raggiungere i 90 metri). Fermandoci a scattare un po’ di foto, abbiamo potuto sentire il suono della foresta; una miriade di diversi richiami di uccelli di specie diverse, tra cui le risate isteriche e attaccabrighe dei bellissimi kookaburra, e le foglie di questi maestosi alberi che fischiano nel vento. Bello, sicuramente un concerto tanto atteso dopo i km di outback bush.

Il nostro ultimo giorno in questa terra dai mille sapori, suoni, profumi e colori è coinciso con un evento per cui l’Australia intera si ferma: la Melbourne cup, una corsa ippica che fa impazzire tutti per il motivo che ancora ho da scoprire. Comunque la cosa è seria, e praticamente ogni persona scommette qualcosa e noi, da buoni (ma molto cauti) giocatori, ci siamo lasciati trasportare dalla corrente del momento. Ho puntato 10 dollari con una serie di cinque scommesse; incredibile, ho vinto 14.80 dollari perchè ho puntato sul cavallo vincente giocandolo come piazzato (qualificato nei primi tre). Katie ha quasi vinto 7500 dollari puntando su tre cavalli nei primi tre posti; due sono arrivati, ma il terzo non l’ha preso. Inutile descivere il nostro grande rammmarico! Appena usciti dalla taverna in cui abbiammo visto la gara in diretta siamo andati a spenderci la vincita: due ciambelle dal fornaio… sono soddisfazioni! Passati l’ebrezza per la ricca vincita e il rammarico per l’eventuale jackpot siamo migrati un po’ a nord di Margaret River per perderci nei corridoi del Yallingup Maze, un labirinto che cambia ogni giorno interamente costruito in legno. È stato davvero divertente, anche perchè l’abbiamo preso con competizione, una gara a chi per primo riusciva a trovare la via d’uscita. Ci sono quattro torri numerate da raggiungere in sequenza. Abbiamo pareggiato due a due, risultato scongiurato da entrambe.

Poche parole per chiudere. Questa regione dell’Australia mi ha dato l’idea di una regione dall’infinita fertilità, in cui potresti piantare un fagiolo che per te è magico e ricavarne oro a bauli. Davvero, producono di tutto, dal cioccolato alla lana, passando per il vino, il caffè, le olive, i biscotti, il sapone… e tutto di grande qualità. Ma cosa ci hanno messo nei fertilizzanti? Beh, forse non ne usano affatto, ma sfruttano lo spirito di una terra che ha il potere di sedurti e non lasciarti andare via. Ci aspettavamo molto da questa nostra tappa a Margaret River; bene, non siamo stati delusi affatto. Una, Dieci, cento, mille volte ancora!

=== ENGLISH ===

Our next stop after Perth was the Margaret River region in the southwest corner of Australia, with a short stop along the way to see some thrombolites (like the stromatolites that we’d seen in Shark Bay, but less ancient and a little prettier). We arrived in the late afternoon and were instantly taken by the rolling green hillsides full of milk cows and vineyards spread amongst beautiful thick forest. We headed to our campsite, Conto’s Campground in the Leeuwin-Naturaliste National Park, and found the most picturesque little campsite ever in “Hamelin’s Hollow” to set up our tent in, nestled amongst extremely green forest, full of white lilies! Two resident kangaroos were munching away on the grass growing on the next campsite along, and tiny blue wrens were hopping all over the place.  We both agreed that this was by far the most beautiful campsite of our trip so far.

Of course, it’s beautiful and green there for a reason, and the first evening we had our third rain event in the whole trip … and it continued to rain more often than not for the next five days that we were there! Since we hadn’t had to deal with much rain on our trip, and certainly not the kind that doesn’t stop much, it was a little bit hard. Also, we hadn’t stayed in a National Park for so long before (i.e. bush camping) … without a shower. So that was hard too! But after five days of camping in the rain, we can certainly say that I have one awesome tent – that thing must be like fifteen years old, and after five days of rain, still dry as a bone on the inside!

We did a mix of very different things while we were in the Margaret River region, kind of a taste of everything, which showed us how much it has to offer! For sure one of the most anticipated events, for us, was to go on a wine tour: this region is very famous for its wine (and Renzo is a particular fan 🙂 ). We were so keen, we made sure we chose the tour that goes to the most wineries, a full day tour that packed in a full 5 visits to wineries, as well as a gourmet lunch + beer tasting at a local microbrewery, a visit to an olive oil soap factory, finishing with the place all tours seem to congregate at the end of a wine-tasting day: the chocolate factory. This was my third wine-tasting tour ever, after doing one in California and one in Bordeaux, and from what I remembered from those you taste a few wines in each place, depending on what their specialty is. We were expecting something similar here. Instead, at the first winery, Juniper Estate, to which we arrived not that long after breakfast, hit us with a full menu, two-sided A4, of what looked like around 12 wines, and we were supposed to  taste them all! There were Semillon Sauvignon Blancs, Sauvignon Blanc Semillons, plain Semillons, Chardonnays, Rosé, Cabernet Sauvignons, Cabernet Merlot, Cabernet Sauvignon Merlot, Cabernet Franc, Shiraz, other combinations and grapes that I’ve forgotten now. Fortunately we were allowed to pass on some of them, or after a taste pour the wine into a wine bin, otherwise I’m not sure we would have even made it to the next winery (our guide, helpfully, drove our 12-seater bus up onto the lawn right by the cellar door itself to collect us, which surprised us all).  From there it was straight to the second winery, The Swooping Magpie, where thankfully, they also let us sample their homemade green olive cheddar cheese (delicious). Then it was time for lunch and beer-tasting … then I don’t quite remember whether the olive oil soap factory or the third winery, Cape Naturaliste Estate, came next :-). The fourth winery was a little exciting because they let us taste a little of the same red wine that had been served with one of the dinner courses at the wedding of Princess Mary of Denmark (they were very proud of that, pictures of Princess Mary were everywhere, and anyone who poured that wine down the wine bin got a disapproving look).  By the fifth winery, Knotting Hill, we were all well and truly wine-tasted out, and half of our tour group fled the wine to feed the fish in the winery’s lake instead. Then there was the chocolate factory, an enormous warehouse full of chocolate bars, with big bowls of white, milk and dark chocolate buttons at the entrance seeming to invite you to eat as much as you like. At least one person I know, whose name begins with an R, lined up three times for those :-).

That was an extreme day, and very different from any other we’ve had on our trip so far! In the other days we were there we went on to do a whole lot of other very different things in Margaret River too. For one thing, we visited the Fudge Factory in Margaret River itself. And another time we visited the cookie factory just outside of Margaret River :-). No, they were awesome too but one particularly awesome and different thing we did was to visit a place called Giant’s Cave. There are a lot of caves in Margaret River region, many of them run by the Visitor’s Centre I think. Then there’s two caves run by DEC (the national parks), but with a difference to any other cave I’ve ever been to or seen: you get to explore it by yourself! They equipped us with caving helmets and handheld torches and then we went by ourselves, descending via a collapsed cave, then taking a stairway into the darkness, so totally awesome! There was something so cool about exploring the cave yourself, discovering the features as you shine the torch at them yourself, going at your own pace, being alone once we reached the sandy bed of the old underground river 80 metres below ground and turning off the lights to experience true darkness. I was really able to understand how thrilling it must be the explorer of a cave. Your own torchlight really brings the cave to life, and I was really reminded of scenes from that documentary Cave of Forgotten Dreams when the lights flicker over the paintings on the walls. So magical! Giant’s Cave was not a cave known for its beautiful stalactites or stalacmites (though it did have some pretty cool columns, even cooler when you ‘discover’ them with your own torch): but it was an adventure cave. After we had descended to the river bed and walked along it for a while, to get out of the cave we had to climb up ladders, squeeze through tight spaces, descend down a steep slope with a rope, and climb more ladders up towards the light of day. The first thing I sensed of the exit was not the light however: it was a slight movement of the air. I felt like I was in a movie, trying to find the way out using all my wits and senses :-).

Another day we went to the Yallingup Maze … I am quite a fan of mazes and this was really the best I’ve ever been to! I think this was mainly because of the secret doors, which added a nice twist to trying to find your way through the maze … there were four towers to get to in the maze and we made it a competition. While Renzo was much better at finding his way through the maze, I was better at finding the secret doors, and we tied 2-2. It was pretty fun to be in the tower watching the other trying to find their way, for Renzo I think watching me go from dead end to dead end after another, for me knowing that Renzo was so close to the tower but didn’t know there was a secret door :-). Apparently they also switch the maze around now and then to mix things up a bit.

And then, completely different again, we went to the Boranup Forest, a bit south of our campsite where we entered for the first time in our trip into the magical world of the Karri tree forest. As Renzo said in his post, we’re going to write a lot more about these trees soon in the next post, at Boranup it was just the beginning. Not sure how tall the trees at Boranup were, maybe 50m, 60m tall? (Karri trees can grow up to 90m tall, not so far behind the Great Californian Redwoods). We drove along the Boranup Drive, a dirt road off the highway, through kilometre upon kilometre of these amazing trees. We had to stop often to put our necks out the window to see where these trees reached. If we try to take a photo of a whole tree with something (say me) beside it to show the perspective, it’s very hard to see the tiny dot at the bottom that is me! These beautiful trees, I had seen them once before when I was fifteen years old on a trip to Western Australia with my Mum and sisters and I couldn’t wait to see them again on this trip. They are giants!  

So, as you can see, we managed to do quite a few things in spite of the rain at Margaret River. The final thing that is worth mentioning was a special event that happened on Tuesday the 6th of November, the Melbourne Cup! That is a horse race that Australia goes crazy over. I was quite happy to go crazy over it this year since I have missed the race for the last five years that I have been away from Oz! We went to the local tavern – completely packed – to watch the race and place a few modest bets, for fun. I’ve never placed a bet on a horse race before and we needed some help to fill out the betting slips. Renzo and I did a few different little bets each, for a winner, a place-getter (anywhere in the top three), and a trifecta (that’s when you get the top three horses right: you choose whether you want to get them right in order or in any order). Renzo chose right with Green Moon for a place-getter – in fact Green Moon came first! Renzo won 15 dollars hooray! That was as far as we got, however. I was pretty close to getting my trifecta right: I got Green Moon and Jakkalberry (3rd), I was just missing one horse to win over 7 thousand dollars from a 1 dollar bet! What a shame … even the TAB man looked impressed when I showed him how close I came. Anyhow, we went straight from the tavern to the bakery to spend up big on jam donuts using Renzo’s winnings :-). Oh, and I forgot to mention that Renzo also won the raffle on our wine tour and won a bottle of Margaret River wine! Seems he is charmed!!

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On holiday in Fremantle and Perth

=== ITALIANO === (English see later)

Entriamo a Perth di gran carriera, con la nostra Giada già si pregusta un meritato riposo e un servizio di check up che segna la fine di un lungo capitolo del nostro viaggio, quello che ci ha visto attraversare il WA dall’estremo nord fino alla sua capitale Perth, una bellissima città adagiata tra le foci del fiume Swan e le ondose coste dell’oceano indiano. In realtà, per la maggior parte del tempo non staremo in Perth, ma in una città che con essa confina, Fremantle, e questo perchè per l’intera nostra permanenza quì saremo ospitati da una cugina di Katie. La prima cosa che ci concediamo in città, dopo tanto viaggiare spesso in territori con una densità di popolazione pari a quella del polo nord, è una visita ai coloratissimi e chiassosissimi mercati di Fremantle. Puoi trovarci di tutto, ma quello che interessa di più a noi alle due del pomeriggio è qualcosa da mettere sotto i denti: c’è l’imbarazzo della scelta, con piatti tipici di un po’ tutte le regioni del mondo. Quando stiamo per tornare alla nostra macchina verso le 4 del pomeriggio e dopo una piacevole gita al porto, veniamo fermati da un venditore ambulante di frutta e verdura che ci vuole vendere qualcosa; sicuro, i mercati finiscono alle 6 e il tizio non vuole avere troppa merce invenduta. Cosi parte un curioso siparietto: l’amico ci offre un bel cesto pieno di prodotti originari della zona a 10 dollari (circa 8 euro), e noi contrattiamo un po’di roba in più che ci viene data senza troppi complimenti. Lasciamo il mercato con due borse piene, soddisfatti, e sicuri di avere imparato qualcosa: quando andremo ai mercati locali, sempre andare verso la fine, i prezzi scendono e si fanno ottimi affari!

Ci sistemiamo a casa di Jane, cugina di Katie, e ci sentiamo molto benvenuti. Che bello, questa sera e per un po’di notti dormiremo in un letto vero, con un materasso  morbido e spesso sotto la schiena! Incredibile quanto velocemente ci si accomoda dopo mesi passati a dormire su un materassino spesso 1cm (che comunque è stato sempre comodo per noi, incredibile!). Nei giorni successivi abbiamo l’occasione di entrare un po’nella vita di Freo, come viene chiamata la città; visitiamo il museo marittimo, che ospita una interessantissima collezione di reperti avuti dal ritrovamento di navi della compagnia delle indie che sono naufragate e affondate nel diciassettesimo secolo, quando gli olandesi avevano un intensissimo commercio con le indie che faceva scalo a Batavia, l’attuale Java in Indonesia. E la storia del Batavia, anche nome di una nave della compagnia, è conosciuta in tutta l’Australia per la brutalità dell’ammutinamento e delle conseguenze che il suo equipaggio ha subito. È stato interesante vedere come diverse navi, con diverse storie di naufragio, abbiano risvolti completamente diversi a seconda che i naufraghi siano o no stati guidati dai loro ufficiali, oppure che trovino rifugio su un’isola con o senza acqua; piccole differenze nelle condizioni al contorno (acqua, risorse, giudizio) possono voler dire salvezza alla fine.

In Freo abbiamo fatto anche un bel giro in bicicletta; finalmente una bici, era ora, ne sentivo la mancanza! Abbiamo noleggiato le biciclette al centro visitatori di Fremantle a gratis (!), e abbiamo poi pedalato lungo il fiume Swan  fino a Perth lungo una pista ciclabile bellissima, in riva al fiume e a tratti nel mezzo di una riserva naturale. Che spettacolo sentire il fluire delle gambe che girano, inchiodate dopo tanto tempo, oppure sentire il vento nei capelli (non i miei di certo). Ce lo siamo proprio goduto il giro, ed è stato pure lunghetto. Per arrivare a Perth città sono 27 km, per poi diventare una cinquantina alla fine, tornando lungo la pista ciclabile lungo l’oceno. Perth e i suoi sobborghi sono meravigliosi, anche se il ppaesaggio ondulato che era stato cosi piacevole all’arrivo in macchina si fa sentire nelle gambe dopo una lunga pedalata. Però bello, gran bello, tanto verde, aria pulita e meravigliosii quartieri residenziali, con case da super milionari (sembra che le miniere rendano parecchio); tra noi abbiamo pensato che questo è il posto più bello per vivere che abbiamo visto fino ad ora!

Anche l’ultima serata in Freo è stata piacevole, seppure un po’ malinconica. Siamo usciti per une vera esperienza da cittadini di Fremantle: cena e birra (buonissima) da Little Creatures (una birreria che produce e vende in proprio) e caffè da gino, emigrato da Napoli in questa cittadina nel WA negli anni settanta è diventato un mito con il suo caffè. Dicevamo, siamo un po’ malinconici pensando che dobbiamo partire presto: siamo stati benissimo, abbiamo dormito comodamente, abbiamo mangiato e bevuto egregiamente, ci siamo lavati regolarmente, ci siamo rilassati meritatamente… l’idea di riprendere la strada e il campeggio per un altro mese circa ci dà un po di amaro in bocca. Non che non abbiamo voglia, ci mancherebbe, questo è il nostro viaggio e lo vogliamo continuare e rendere ogni giorno sempre più unico e meraviglioso; ma la comodità che abbiamo ritrovato in questi giorni in Fremantle ci ha ricordato le nostre comodità di tutti i giorni, e anche di come si può andare in vacanza e dormire in un hotel al morbido e al calduccio. È difficile riprendere dopo una cosi bella sosta, ma ci viene in soccorso il fatto che siamo già in trepida attesa per quello che ci aspetta: Margaret River e la regione del Sud Ovest con le sue foreste. Bacco (perbacco), ARRIVIAMO!

=== ENGLISH ===

The end of the second long chapter of our trip was over and, for a little while, we left the road to stay with Katie’s cousin Jane in the pretty city of Fremantle (it’s not far from Perth)! Jane made us very welcome and what a dream – we’d almost forgotten what it was like to sleep in a bed, cook in a kitchen, be sheltered from the wind in the evening … we had a lovely time having a holiday from our holiday! 🙂 In the meantime we hung out with Jane’s sweet dog Winnie or explored Fremantle – we enjoyed the markets and the amazing stories at the Shipwreck Galleries at the Maritime Museum – and one day we hired bikes and rode from Fremantle into Perth along the Swan River, such a nice ride! We also enjoyed dinners and lunches with two more of Katie’s cousins, and also were lucky to just catch her Aunt and Uncle who were passing through Perth from Esperance on their way to fly to the UK, so we did lots of really nice things and lots of nice catching up! We also really enjoyed the Botanic Gardens in King’s Park together with the amazing view of the city from there. With the spring it’s absolutely full of flowers, and we finally saw a Sturt’s Desert Pea. Now we have forgotten all too quickly what it is like to camp again … but we’re very rejuvenated for the third and final leg of our journey!

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On the road to Perth: wildflowers, pinnacles, and koalas

=== ENGLISH === (Italiano vedi sotto)

We were slowly, slowly getting towards Perth, just two more days before we would reach the big city. First, we had three more national parks to visit, however: Leuseur National Park, the Pinnacles Desert National Park, and Yanchep, already close to Perth.

Leuseur National Park is famous for wildflowers and is listed as a biodiversity hotspot for all the species of flora found there. I was very excited to see Kangaroo Paws growing just by the side of the road! It was also full of waratahs and many other flowers which I don’t know the names of but are very pretty! There in the park the flies were the worst of anywhere we’d been – there were thousands of them! But I found a way to outsmart them: if I wanted to take a picture of a flower I’d jump out of the car with the camera ready and run around taking photos of flowers then run back to the car. I found that as long as you run (pretty fast), the flies don’t quite catch up with you :-). It was a bit of a shame not to be able to stroll leisurely amongst the flowers, but we still saw plenty. I have never experienced so many flies – never!

In the late afternoon we reached the Pinnacles Desert, a yellow desert full of upright standing stones that looks pretty cool. Here there were a lot of flies as well! But we followed a nice walking track around the different parts – I liked especially the view from the hill where you can see the desert with the ocean behind it.

The next day we went to Yanchep National Park. On the way we were starting to feel really excited about reaching Perth, and the landscape changed completely and suddenly we were in a forest … Yanchep was a beautiful park, with lots of manicured lawns we could really feel we were getting close to a big city. There was a nice wildflower garden (nice to be here in Spring!) and a koala enclosure with a sleepy koala up nearly every tree. There was also a very nice wetland walk, we still had to use the face nets because the flies were still pretty fierce, but there were plenty of beautiful flowers on the walk too. Some thunderclouds were building though, and just as we got back to the car the storm broke. After seeing hardly any rain for two months, and so much hot weather, it was so wonderful, and with all the windows open as we drove into Perth the storm seemed beautifully appropriate as we closed another important chapter of our trip, and seemed a reminder of the fact that the next chapter, in the more temperate south, was going to be very different again! It was funny that it was the 28th of October – exactly two months since we left Canberra. And we had arrived in Darwin on the 28th of September too!

=== ITALIANO ===

Ci siamo quasi, siamo a pochi km (in scala) da Perth, capitale del WA e una delle metropoli più isolate di tutto il mondo. Ma prima, abbiamo avuto il tempo di imbatterci in altri paesaggi unici dell’Australia, così diversi tra loro che ti danno l’impressione di essere in paesi diversi, se non su pianeti diversi. Il primo punto di interesse che troviamo lungo la via è il Leuseur National Park, un parco non molto conosciuto dai locali e di cui è difficilissimo travare informazioni lungo la via (brochure nei centri visitatori e cosi via). Questo posto è un prezioso scrigno che racchiude una grande frazione delle specie floreali di tutto lo stato; è un must per gli amanti dei fiori selvatici, in primavera quando questi sono in fiore. Se hai il tempo di fermarti e guardarti intorno vedi fiori di tutte le forme e dei colori più vari; io non sono generalmente interessato ai dettagli della flora, ma la veduta d’insieme è molto piacevole e il panorama è veramente bellissimo: colline che si perdono all’orizzonte, coperte di cespugli verde scuro e macchie colorate tutto intorno. Il parco si lascia ammirare nei suoi punti più panoramici grazie ad un circuito ad anello che si percorre in macchina (asfaltato, miracolosamente), un sali scendi in mezzo ad un altipiano dolcemente ondulato che ti da l’impressione di essere su una carrozza che ti trasporta lungo un tracciato predefinito per farti ammirare la bellezza del posto. Ci è davvero piaciuto molto.

Nella stessa giornata, ad una sola ora di macchina dal parco, ci siamo inbattutti in un’altro parco nazionale, questa volta conosciuto e molto visitato, il Nambung National Park, sede del Pinnacles Desert, i famosi Pinnacoli dell’Australia Occidentale. A nostro avviso, siamo stati fortunati ad arrivare al parco verso le 4-5 del pomeriggio, quando la luce del sole comincia ad essere radente abbastanza da far sì che queste formazioni rocciose proiettano su una sabbia giallina le loro ombre, creando un paesaggio inverosimile. Ti sembra di essere su un altro pianeta. L’accesso al parco è pensato in modo molto intelligente, il che permette al visitatore di gustarsi a pieno le emozioni derivanti dall’essere in un posto cosi speciale. Si può attraverare il deserto dei pinnacoli a piedi, seguendo un tracciato di circa un km e mezzo, oppure in macchina su un percorso ad anello designato apposta per le macchine di circa 4 km, con piazzole per fermare a macchina e fare fotografie ogni poche centinaia di metri. Noi abbiamo optato per le nostre gambe, ed in effetti è stata una bella camminata, circondati da questi pilastri di roccia; ognuno di essi ha una forma e una dimensioni particolari, che li differenziano gli uni dagli altri. Devo ammettere che all’ingresso mi aspettavo che questi pinnacoli fossero più alti di quello che in realtà sono, ma nonostante ciò, attraversando il parco si ha la possibilità di captare la particolarità e unicità di questo posto. Senza sapere cosa aspettarsi, siamo stati fortunati a programmare la visita per il tardo pomeriggio anche per la sua durata, non più di un’ora e mezza – due ore, in quanto non c’è molto da fare a parte camminare intorno a questi pinnacoli. Verso le 6 del pomeriggio procediamo verso sud, sempre sulla indian ocean drive, costeggiando da prima un’altra parte del Nambung National Park in cui sono presenti dune di sabbia bianchissima che da lontano possono facilmente essere scambiate per montagne innevate. Sono davvero intonse, belllissime a vedersi.

L’ultima nostra tappa prima di raggiungere la grande città è il Yanchep National Park, circa 50km a nord di Perth. Non abbiamo molte informazioni su questo parco, ma decidiamo comunque di fermarci visto che è sulla strada. La prima cosa che notiamo è un cambiamento drastico nella vegetazione che circonda la strada che percorriamo. Ci eravamo lasciati già indietro il deserto e il bushland, ma all’improvviso quello che abbiamo trovato mi ha rallegrato parecchio: alberi, alberi alti dalla chioma verde e ampia, molto diversi dai soliti eucalipti o cespugli che hanno dominato il paesaggio da un mese e mezzo a questa parte. Sembra poco, ma è stato un incontro davvero felice. Ci mancavano gli alberi! Nel Yanchep National Park faccio la mia prima conoscenza diretta con un altro animale simbolo di questo paese, il koala! È la prima volta che ne vedo uno. Sono davvero degli orsacchiotti curiosi; dormono praticamente tutto il giorno, si muovono lentissimi, e mangiano solo foglie di eucalipto, che a quanto ho capito sono anche la causa per la loro ridotta intelligenza (queste foglie distruggono le loro cellule cerebrali). È curioso che questi animali si cibano solo di qualcosa che è praticamente un veleno per loro; va contro ogni principio evolutivo! Il profumo di eucalipto che si sente all’interno della zona del parco designata per i koala è intenso e buonissimo, mi ricorda i raffreddori invernali e i suffumigi a eucalipto e fieno greco. È anche bello vedere come questi piccoli orsi se ne stanno belli beati sui loro alberi; mentre dormono assumono delle espressioni facciali e delle posizioni da circo che li rende simpaticissimi in quanto a volte abbastanza ridicoli. Nel parco ci godiamo anche una passeggiata intorno a un laghetto, ahime però infestato ancora dalle maledette mosche, prima che un acquazzone ci colpisca quando siamo già al sicuro in macchina. È piacevole avere un po’ di pioggia finalmente (speriamo non ce ne sia troppa nei giorni a venire), senza contare che ci pulisce anche un po’la macchina da tutta la polvere accumulata.

Riprendiamo la nostra via verso Perth, che raggiungiamo dopo un’altra oretta alla guida; è mezzogiorno del 28 Ottobre. Per la seconda volta, raggiungiamo una grande città meta principale del nostro viaggio il 28 del mese; dopo essere arrivati a Darwin il 28 Settembre, un mese esatto dopo la nostra partenza da Canberra il 28 Agosto, entriamo in Perth il 28 Ottobre, senza neanche avero programmato. Nel nostro ideale, Perth rappresenta i 2\3 del nostro viaggio; ci fermeremo alcuni giorni per visitare la città e alcuni cugini di Katie che vivono qui, e poi programmare le prossime settimane del nostro viaggio. Che continuerà ad essere fantastico!

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Colourful Kalbarri

=== ENGLISH === (Italiano vedi sotto)

Further down the coast from Shark Bay we turned off the highway again towards a town called Kalbarri, via the Kalbarri National Park. On our way through we stopped off at two lookouts, which were pretty nice, but the more memorable thing about them was the huge numbers of flies that swarmed us every minute we were out of the car! It was also really hot so we left an 8km walk we planned to do in the park until the next day and headed to Kalbarri instead, where we bought another face net against the flies (we had only one already). We spent a really nice afternoon in Kalbarri, we went to a kind of a zoo of Australian parrots, where we saw so many parrots! Apart from almost every type of Australian parrot they also had a few breeding pairs of Macaws, which were very beautiful. We really enjoyed the walk-in aviary, which was enormous, and spotting all the types of parrots flying around, sleeping in the bushes or the rafters. After that we drove to all the lookouts south of Kalbarri where the sandstone cliffs meet the sea. That was very beautiful, and I was reminded of pictures of the Great Ocean Road (where I’ve never been, yet). It was very windy there, so windy you thought you might get blown away! At one point we spotted a big dorsal fin down in the water, which we assumed at first was a whale, though we realised afterwards that whales don’t have dorsal fins. So maybe it was a big shark! It was too small to be a dolphin. In the evening we found an absolutely amazing spot with electric barbecues in Kalbarri close to the point where the surf crashes in on rocks at the entrance to the river mouth. It was such a cool place we went back there for lunch the next day! In Kalbarri we camped at a farm full of horses, which was kind of bizarre. It was so windy that night that we hardly got any sleep!

The next day we went to do an 8km hike back in the Kalbarri National Park called the Loop Trail. Again the flies were crazy, so insistent! It helped to have the face net because at least they wouldn’t be in your eyes and ears, although they seemed to be quite attracted to the net and liked to sit on it. As a result we had to be careful when we were getting back in the car to try to take the net off first and get away from all the flies before getting in the car. I didn’t think of doing that, and as a reward the flies that got into the car bit us for the rest of the afternoon :-(. The hike went along some clifftops at the edge of a gorge, then descended into the gorge, with a bit of rock scrambling and walking across sand before coming back up to the carpark. It was very beautiful, and very hot in the gorge – they say it is 10 degrees hotter in the gorge there. It was particularly tough at the end where the sand was so loose it felt you were walking on the spot! Up near the carpark there is a very beautiful spot called Nature’s Window, where a hole in a sandstone formation frames very nicely the view of the gorge behind. However, I think what I will remember most is the flies – I don’t think it is always like that, but there was really a plague while we were there!

After having lunch back in Kalbarri we went south along the coast past a natural pink lake at Port Gregory  – it was extremely pink! – then we joined the main highway again at a very pretty town called Northampton. From there the scenery turned into one of rolling hills of golden wheatfields to the horizon in every direction, very pretty to drive through!

=== ITALIANO ===

Per visitare Kalbarri e il suo parco nazionale dobbiamo ritornare sulla costa e lasciare l’arteria principale che connette Perth alle località vacanziere del nord. Il motivo principale di questa deviazione è il parco nazionale, conosciuto per le meravigliose vedute a strapiombo sulla costa e la sua finestra sulla Natura, un buco in una roccia meravigliosamente rossa che guarda sul fiume Murchison. Il parco può essere descritto come diviso in due parti; l’interno, con le sue gole arse dal sole, e la costa con le sue meravigliose vedute sull’oceano.

Entriamo a Kalbarri dall’interno di buon mattino, e andiamo subito a scattare qualche fotografia delle prime due attrazioni del parco: Ross Graham and Hawks head, due lookout (punti panoramici) sul fiume. Bello, ma dopo tutte le gole che abbiamo visto… diciamo che non ne siamo particolarmente impressionati. Cominciamo però a renderci conto di una noia inaspettata che da qui in poi ci terrà compagnia per parecchi giorni, in ogni luogo lontano da centri abitati che andremo a vedere: le mosche, mosche che ti annoiano, esasperano, rompono e ti possono procurare un esaurimento nervoso tante sono! Alle 11 del mattino la giornata è davvero calda e decidiamo che il nostro piano originale di camminare lungo il loop, un sentiero di 9 km ad anello che parte da e arriva al Nature’s window, non è molto fattibile: il problema è che in queste gole la temperatura può raggiungere 10 gradi in più della temperatura in superficie ed è davvero agonizzante. Decidiamo quindi di andare in paese, fare la nostra classica puntatina al centro visitatori per raccogliere qualche informazione, e dedicare il pomeriggio ai lookouts sulla costa. Ma prima ci ritiriamo nella giungla, The Rainbow Jungle, un posto rinomato in tutto il WA: è una specie di zoo privato specializzato in pappagalli. E di pappagalli ne abbiamo visti parecchi, tantissimi, di tutti i colori. Questo posto contiene una gran parte delle specie presenti in Australia, alcuni uccelli in gabbia e altri in un aviario (uccelliera) grandissima; in quest’ultima sei libero di entrare e camminare tra più di 70 specie di pappagalli che a volte ti volano pericolosamente 🙂 molto vicino, ma sono davvero bellissimi. Chi mi conosce sa della mia avversità per gli uccelli; bene, durante questo viaggio si sta affievolendo e devo dire che a volte mi sorprendo da solo a scattare fotografie di qualche strano volatile che mi attira per la sua unicità o i soui vivaci colori. Mi sto scioglendo, a che se il processo è lungo.

Lasciata la Rainbow Jungle prendiamo la macchina e viaggiamo lungo la costa, avanti e indietro, per osservare l’oceano e la costa, e le sue singolari formazioni da tutte le angolazioni possibili. Anche qui il vento la fa da padrone, un vento così forte che anche un uomo di 80 kg (me, per esempio) fa fatica a stare in equilibrio. Decidiamo di goderci appieno il panorama che Kalbarri ci offre, e quale modo migliore di prepararsi una bella cena sul barbecue in riva al mare?! Scegliamo un posto tranquillissimo e con una vista speciale sull’oceano, con le sue onde che si infrangono sugli scogli e di cui non sentiamo il minimo rumore perchè il vento continua a ruggire alle nostre spalle verso il mare. Come è possibile non sentire neache il minimo brusio? Sembra irreale, è come assistere ad un film muto! La cena è deliziosa, e a malincuore lasciamo la spiaggia per andare in campeggio, questa volta un ranch in cui i cavalli la fanno da padroni.

Il giorno dopo levata molto mattutina dopo una notte passata in bianco per la luce di un lampione, il rumore del vento contro la copertura della tenda che nel frattempo aveva perso due picchetti e quindi sventolava come una bandiera, e le piante intorno; nostra meta per la mattina è la camminata sul Loop trail. E via allora. L’ingresso a questa parte del parco è a dir poco dissestato. Per raggiungere il loop e un altro punto panoramico dobbiamo percorrere circa 25 km di strada non asfaltata, con corrugamenti che ti fanno vibrare come un diapason e la sabbia che ti fa perdere aderenza con il tracciato (questo però è divertente). Raramente abbiamo visto una strada cosi mal tenuta all’ingresso di un parco nazionale, a parte in Purnululu National Park, ma lì è parte del fascino e dell’avventura. Arrivati al Loop, ci incamminiamo sul sentiero ed arriviamo dopo solo 1km alla finestra sulla Natura, icona del parco nazionale ed omnipresente in tutte (beh, diciamo tante) le cartoline del WA. È un bel posto per una bella fotografia e per ammirare la struttura di queste rocce, strati sottilissimi appoggiati uno soprra l’altro e compressi come una torta millefoglie; il posto è davvero pittoresco, merita tutto il viaggio fatto per venirlo a vedere. È anche abbastanza pericoloso, visto che è parte della cresta della gola, e i posti dove è possibile mettere i piedi si contano sulle dita di una mano. Da questo punto panoramico cominciamo l’anello che ci porta a seguire lo scorrere del fiume ‘’in quota’’ lungo la cresta; per circa tre km questo sentiero ci ricorda molto kings Canyon nell’Australia Centrale vicino ad Uluru, anche se la magnificità di Kings Canyon è unica e irripetibile. Ma la gola è molto bella, il sentiero piacevole, ma le mosche una vera tortura; ci siamo almeno dotati di rete antimosche, cosi che non ti si attaccanoalla faccia e soprattutto agli occhi. Abbiamo delle foto dove queste retine sono piene di mosche; ma ti immagini di avere tutte queste bestie intorno?! È orribile! Dalla sommità della gola scendiamo verso il fiume al quarto km, e da qui iniziamo circa 2 km in cui dobbiamo percorrere un sentiero che praticamente è la roccia che fa da argine al fiume, in alcuni punti dobbiamo pure arrampicare un po’. Questa caratteristica è unica di Kalbarri fino ad ora; prima del Loop, non abbiamo camminato su sentieri come questo; bello! Percorriamo gli ultimi km sulla sabbia, il che ci costa molta più energia di quella programmata; arriviamo alla macchina molto accaldati per accendere immediatamente l’aria condizionata e mangiarci barrette di muesli a gogo. L’ultimo lookout è ancora una gola del fiume, questa volta a forma di Z, molto bella a vedersi dall’alto.

La visita a Kalbarri è stata decisamente piacevole; il parco in se non è eccezionale, non ti toglie il fiato se non per la difficoltà del cammino e il caldo, ma è sicuramente un posto meraviglioso che ci ha lasciato delle immagini meravigliose di come la natura può modellare il paesaggio nel corso degli anni. C’è un misto di esperienza di outback, oceano e viste panoramiche che lascia un sapore dolce e un ricordo incantevole di questo piccolo paese quasi isolato sulla costa di questo immenso paese.

Riprendiamo la strada verso sud e l’interno per connetterci all’autostrada all’altezza di Northampton, una bellissima cittadina che sorge dopo una serie di colline in cui si è introdotti in un panorama completamente nuovo per l’Australia che abbiamo visto fino ad ora: immensi campi di grano proiettano tutto intorno un colore oro, bellissimo da vedersi sul tramonto. Questo è il preludio ad una nuova Australia; penso che ci lasceremo indietro la sabbia del deserto e la polvere del bush per un bel pezzo, anche se la ritroveremo di sicuro fra un po’ di settimane quando attraverseremo il Nullarbor plain nella nostra rotta verso Canberra. Ma andiamo con calma, prima c’è tempo per gustarci e goderci tutto quello che Perth e il Sud Ovest del WA ci potrà dare.

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Delfini curiosi in Shark Bay – Curious dolphins in Shark Bay

=== ITALIANO === (English see later)

Dopo la settimana trascorsa nel golfo di Exmouth, siamo migrati verso sud per visitare la Shark Bay, un sito davvero unico al mondo per la sua biologia e la bellezza del suo mare. La Baia è delimitata a est dal continente e a ovest da una lingua di terra che si estende verso nord, finendo nel Francois Peron National Park. Questo parco, che non offre grandi punti di interesse turistico a parte le sue dune rosse che vanno a finire nel turchese dell’oceano, è stato oggetto di un progetto scientifico volto a eliminare tutti gli animali ferali introdotti dalla colonizzazione europea (volpi, capre, conigli) per ristabilire la fauna originale, tra cui un curiosissimo topolino di campagna chiamato Bilby e un uccello dallo strano nome di Mallee Fowl. Tra gli animali marini, la shark bay è casa alla più larga popolazione di Dugong del pianeta, un animale che sembra un misto tra un tricheco e un mucca, che si ciba di erba sul fondo del mare.  Abbiamo cercato invano di vedere questi animali, ma non ne abbiamo visto neanche l’ombra: solo sui cartelli stradali ti mettono in allarme per la possibile presenza di bilby o uccelli sulla strada, ma parlando con le persone che nella Shark Bay ci vivono abbiamo avuto l’impressione che questii cartelli sembrano più celebrativi del buon lavoro fatto dai biologi e dai rangers del parco per reintrodurre questi animali.

La nostra esperienza della Shark Bay è stata molto interessante e istruttiva. Ci siamo subito diretti verso Monkey Mia, conosciuta in tutta l’Australia per degli inquilini alquanto unici: i delfini. Ora, ci sono delfini in tutto l’oceano, ma la cosa che rende questi delfini unici è il fatto che ogni giorno, tra le 8 e le 12 della mattina, si presentano sulla spiaggia per interagire con le persone presenti. Dico interagire, non vengono per nuotare, o per avere cibo o altro. Ma andiamo con ordine. La cosa è iniziata negli anni 70; alcuni delfini si presentavano regolarmente a Monkey Mia perchè pescatori e turisti davano loro cibo; questo ha provocato parecchi danni nei delfini stessi, soprattutto nei nuovi nati, perchè ovviamente non riuscivano a procurarsi il cibo indipendentemente. Questo ha fatto si che alcuni delfini hanno cominciato a presentarsi ogni giorno perchè sicuri di reperire qualcosa, fino a quando un giorno si e deciso di iniziare un programma scientifico su questi delfini, che ha ristabilito la loro salute e indipendenza, e che ha formato una specie di rapporto di reciproca amicizia/rispetto tra questi animali e le persone che ci lavorano insieme. I delfini che fanno parte del programma sono 5, e a questi cinque vengono date piccole razioni di pesce con il solo scopo di continuare questa usanza della loro visita giornaliera e poterli studiare: il pesce che viene dato agli animali rappresenta al massimo circa il 25% del fabbisogno giornaliero, una specie di colazione per noi, quindi non sostituisce il fatto che loro devono uscire a procacciarsi cibo. Questa è un’altra evidenza del fatto che questi animali non vengono per il cibo che viene loro offerto, ma per il rapporto con gli umani. Ed è bellissimo vederli nuotare lentamente e con una eleganza innata intorno ai ranger che ovviamente conoscono.

Un’altra carattersitica unica è che tre sono le generazioni di delfini che visitano Monkey Mia; sembra un’usanza che la madre passa al piccolo. E ancora più straordinario, è successo più di una volta che un delfino ha portato il suo piccolo di sole poche ore a interagire con le persone a Monkey Mia. Ci chiediamo, quante persone porterebbero un piccolo di sole poche ore fuori casa a vedere un centinaio di sconosciuti tutte insieme? Che animali straordinari: sapevo che erano intelligenti, ma questo rafforza davvero le mie convinzioni.

La nostra interazione con i delfini è stata sofferta. Siamo stati a Monkey Mia tre giorni, e per i primi due non si sono presentati. Eravamo alquanto scoraggiati; qual’è la probabilità che non si presentino per due giorni di fila? Beh, molto piccola! Abbiamo provato il terzo giorno, e due si sono presentati. Abbiamo fatto un sacco di bellissime fotografie e due filmini davvero toccanti; che belli i delfini quando ti nuotano davanti, ti guardano e si rotolano davanti a te, e ogni tanto sembrano parlarti con quel loro squittio che sembra una risata isterica. Fortunatamente abbiamo tenuto duro, e la tenacia ha ripagato; inoltre, Monkey Mia è anche un bellissimo resort con piscina, campi da tennis, mare cristallino, ristorante… quindi anche nei due giorni precedenti non c’era la possibilità di annoiarsi, e ci siamo goduti una bella vacanza nel mezzo del nostro viaggio.

Una volta lasciata Monkey Mia abbiamo visitato tutti i luoghi di interesse che compongono la Shark Bay World Heritage Drive, la strada che unisce Denham alla North Costal Highway. Insieme a qualche lookout, punto scenico sulla strada in cui scattare fotografie panoramiche, abbiamo visitato Ocean Park (un acquario con alcune specie marine raccolte nella Shark Bay, molto istruttivo per quanto riguarda squali, serpenti e tartarughe), Shell Beach (una spiaggia interamente formata e ricoperta da piccole conchiglie bianchissime) e Hamelin Pool Stromatolites, un sito dove sono ancora presenti alcuni organismi chiamati stromatoliti, che apparentemente sono tra le prime forme di vita ad apparie sul pianeta. Queste stromatoliti sono strutture rocciose di varie forme, allungate o a fungo, formate dall’agglomerazione di minerali da parte di cianobatteri che oltre a formare queste strutture in acque relativamente basse e tranquille, emettono un sacco di ossigeno e hanno contribuito al massiccio cambiamento atmosferico nella Terra primitiva quando l’ossigeno è stato creato in grandi quantità e rilasciato nell’atmosfera. Sarebbe bello conoscere nel dettaglio la biologia di queste strutture, e realizzare quanto remoto è il tempo in cui queste forme di vita hanno cambiato il volto del pianeta.

Lasciamo Hamelin Pool e riprendiamo l’autostrada che in circa 200 km ci porterà a Kalbarri, prossima meta e sede del Kalbarri National Park. Una cosa che abbiamo ritrovato viaggiando verso sud è il fresco (quasi freddo); la sera e di notte la temperatura scende sotto i 20 gradi, e diciamo che si sta bene con il maglione e la tuta, e si dorme sotto la coperta. Lontani sembrano i giorni in cui il caldo opprimeva anche le nostre serate, obbligandoci a sudate apocalittiche durante il giorno e nottate umidicce. Il fresco della sera ha un qualcosa di piacevole e aiuta a rilassarsi la notte e recuperare le energie spese durante il giorno. Il vento fortissimo lungo tutta la costa del WA invece è abbastanza intollerabile; la nostra povera tenda ha il suo gran a fare a non disfarsi, e sotto la forza del vento subisce delle deformazioni che ci lasciano sempre la paura di essere spazzati via dalla piazzola durante il sonno.

=== ENGLISH ===

From Coral Bay we headed down the coast again and then turned off the highway to the west again towards another peninsula housing the town of Denham and the resort of Monkey Mia. The whole area, bay and peninsula, is world heritage listed and is known as Shark Bay. A big effort to eradicate foxes and other feral animals and a re-introduction of native species, many of them endangered, has been a great success. The brochure shows a few native rats with gorgeous big eyes (they are nocturnal) and the one most familiar to me, the bilby (some people say that in Australia it is the bilby who visits at Easter time, not the Easter bunny). I was delighted to see the usual road signs that warn of kangaroos on the road showing bilbies and mallee fowl instead, even though our chances of actually seeing a bilby were actually very low. Monkey Mia was also a place I had heard of and wanted to go to ever since I was a kid: it is a resort that has grown up around a particular group of dolphins that have a habit of visiting the shore every day and interacting with humans. Apparently it all started in the 70s when the dolphins made friends with some fishermen who would throw them fish scraps in the morning, and the dolphins have turned up almost every day since then (they say they only don’t turn up around 4 or 5 days per year). The feeding of the dolphins used to be a free for all – anybody could feed the dolphins as much fish as they liked and the dolphins tended to stick around at the beach all day. These days their feeding is regulated by the Department of Environment and Conservation since around 1994, however, since it was realised that the female dolphins were not feeding their calves properly in the shallow water, and some of the calves were growing up without the ability to hunt for themselves. Now they feed only five particular dolphins (five adult females, they call them the ‘provisioned’ dolphins) a maximum of 1/4 of their daily requirement of fish per day and never feed them after lunch, and the dolphins are still visiting regularly.

We stayed at Monkey Mia for three nights to give us three chances to see the dolphins, and it is good we did, because the first two mornings they didn’t turn up (looks like we managed to arrive on the few days a year when they don’t turn up – they think it might have something to do with very low tides). The first morning I waited on the beach from 7.45am until 11am hoping to catch them arriving from the distance, and at 11am thought they were arriving as a few dolphins did approach from the distance. However they just did a little circle around some boats moored a little offshore and left again! The second day was even worse, no sight nor sound of any dolphin, not even on the horizon. Nevertheless, it was a nice atmosphere on the beach, and we met many nice people there as we were all scouring the horizons together :).

On the third day it didn’t look good as we waited for an hour on the beach again with no dolphins in sight. Then we saw a couple surfacing not so far from the boats. They still took their time to come to the beach though, going first one way then another, looking like they were having quite a fun time chasing some fish. Finally they headed straight towards us! One of the dolphins was one of the five ‘provisioned’ dolphins named Nicky. She is the oldest and most regular of the dolphins to visit the beach, a daughter of one of the original dolphins to visit the beach in the 70s. Only she and a male dolphin (we think her son Finn) came up into the shallow water, the rest of the dolphins who had come in to the beach with her hung out in slightly deeper water. We were all standing knee deep in the water in a line along the beach, and for about 20 minutes or so Nicky swam along in front of us while Finn swam more playfully around her. It appeared like Nicky was looking everybody in the eye! The ranger herself said she is sure in Nicky’s case that she does not visit the beach for the fish, it is something about the interaction with us humans that keeps her coming back … that really fascinates me. Beautiful moments, as those two dolphins swam and played in front of us! After the “human interaction” was over, we all stepped back out of the water and Nicky got some fish. Apparently she doesn’t like whiting very much – she spat that fish out :).

We made our way back to the highway seeing the other sights of Shark Bay: we went to a small aquarium run by marine biologists near Denham which had plenty of animals being rehabilitated and were given a really interesting tours by one of the marine biologists themselves (who seemed to talk a lot about how to eat everything we were looking at – he was very funny though). We got very close to the sharks on the bridge over the shark pool and saw a lot of them! They had a tiger shark there who was very beautiful with mottled patterns, but who was apparently a little scared of the other sharks despite being the biggest thing in there. And we learnt a lot of interesting things about sharks. Close to there we visited a cliff called Eagle Bluff, from where you could see down into a very shallow bay, great for spotting animals – we saw a shark and a manta ray! We also saw the famous Shell Beach, a beach made up entirely of fingernail-sized white cockle shells and at another place called Hamelin Pool some stromatolites, strange pillars at the edge of the bay that have been built by cyanobacteria. The oldest fossils on the planet are supposed to be stromatolites – from 3.5 billion years ago – while the stromatolites at Shark Bay, a few thousand year old ones, are still “alive” (in the sense that the cyanobacteria are still building them). Pretty cool, huh!

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Exmouth, Cape Range and Coral Bay

=== ENGLISH === (Italiano vedi sotto)

We spent a nice day in Exmouth, relaxing in the morning, and in the afternoon we went to a beach 10km north of town. This beach was already in the Ningaloo Marine area and we were taken away by the colour of the water, it was so beautiful! We said hello to a fisherman on our way along the beach and ended up getting a free fishing lesson as well as four small fish to take home to eat for dinner! We also saw a little shark, not sure what type but he looked kind of colourful and frilly. And just beyond the reef, which was very close to the beach there, we saw some more humpback whales jumping around. We saw so many, it was wonderful!

The following day we got up early to go on our boat tour to the Muiron Islands. We already saw one whale jumping on our way out there, considerably closer than the day before, quite stunning. The ride was nice but a bit choppy and unfortunately by the time we got out to the snorkelling sites, Renzo was feeling a little seasick … (Katie usually gets seasick on boats – but another passenger had given her a seasickness tablet before the boat left). Usually they say that getting in the water helps, but in Renzo’s case … well, let’s say he fed the fishes. It was a pity for Renzo’s first time snorkelling, but at least we saw plenty of brightly coloured fish and coral (and a turtle!) first. Renzo was not the only one sick on the boat. I went snorkelling at all the sites, though I didn’t find them that great – the water was very choppy with a strong current, and the coral was pretty deep and the water not very clear … it was much better at Cape Range National Park two days later. Anyhow, at least on the way back we were treated to 5 magnificent jumps, each, of a mother whale and her calf, so close to the boat as to completely take your breath away at their size! That was my favourite part of the day. When we got back, a problematic current made it next to impossible for the skipper to park the boat and we remained on board for at least an extra hour … we were very glad to finally get back on land after too many hours at sea, and in Renzo’s case, too many hours of seasickness 😦 !

The next day we took our time driving into the Cape Range National Park, stopping to see an old shipwreck and the lighthouse on the way to our campsite, right by the beach. Then the next day we hired snorkelling gear from the Visitor’s Centre and went snorkelling amongst the coral right off the beach! We went to three sites to snorkel – Lakeside, the Oyster Stacks and Turquoise Bay (we did the “drift snorkel” where you get in at one end of the beach, drift with the current and get out at the other end). We found the snorkelling here amazing, full of very big rainbow coloured fish of all types, and best of all a very big green turtle, which we swam with for a full two minutes! It didn’t seem at all bothered by us, it just swam very leisurely along, we could admire all the beautiful details of its shell with olive green and gold colours. Another wonderful surprise of the day was to see an enormous goanna crossing the road, he must have been about 2 metres long! He was not in a hurry at all to cross the road, waddling part way across and then sitting down right in front of our car. He gave me plenty of time to take a few photos before he got up and walked into the bushes. He had such amazing vibrant patterns, changing from his head to his tail – the most beautiful creature! We think it was a Perentie (Varanus giganteus) from searching a little on the internet … the biggest species of goanna. Lucky us, really!

After that amazing day we spent another day driving back past Exmouth and then headed south to a place called Coral Bay, still on the Ningaloo Reef. The water there was an even more turquoise colour, if that was possible. We cooked ourselves some toasted cheese sandwiches for lunch by the beach, went for a swim with our swimming goggles – no snorkel – with which we saw a few medium size fish hanging around in the shallows but no coral, and then went for a walk up the beach to a place called Skeleton Bay known to be a shark nursery, where we found a group of young black-tipped reef sharks hanging out in the shallow water. They were not so small as I had expected – about 1 metre long and had the unmistakeable shape and fins of a shark! It was pretty cool. We also saw a bunch of seabirds on the way that looked like they could get by easily in Antarctica with their thick-looking coats (a bit like penguins, though with much longer necks) – not sure what they were but they were very pretty. We’re loving seeing so much wildlife!

=== ITALIANO ===

Dopo le città minerarie della costa del Pilbara, eccoci finalmente in una ridente cittadina di mare, e che mare. Siamo a Exmouth, sul picco di una penisola che si estende verso nord per circa 100 km. Exmouth è meta di vacanze per gli abitanti della zona sud-ovest dell’Australia, famosa per la qualità del pesce (e dei gamberi), sia da mangiare che da pescare, o entrambi. La prima cosa che ci concediamo in Exmouth è un meritato riposo in campeggio per lavare via tutti i km percorsi da Broome; solo pochi giorni sono passati, ma la distanza percorsa è stata davvero tanta. Quando visitiamo il centro informazioni siamo letteralmente bombardati con le pubblicità di tour organizzati per visitare il Ningaloo Reef, la barriera corallina della costa Ovest. In effetti, tutta la parte di costa che da Exmouth si estende verso sud fino a Kalbarri o Geraldton, nelle brochure turistiche viene definita come Coral coast, costa dei coralli. Purtroppo il periodo in cui visitiamo Exmouth non è lo stesso in cui il Ningaloo Reef è visitato dal pesce più grande dell’oceano: lo squalo balena, enorme squalo dal corpo piatto e dalla bocca larga e sottile, di un bellissimo colore blu con puntini bianchi. Nonostante il nome, lo squalo balena è inoffensivo, e l’esperienza più bella che si possa fare nel Ningaloo Reef è nuotare in sua presenza; purtroppo si fa vivo solo tra Maggio e Agosto, e noi siamo arrivati troppo tardi… peccato! Ci rinfranchiamo all’idea che questo è il periodo della tartarughe marine, delle mante giganti e delle balene. Decidiamo quindi di andare con un tour organizzato alle isole Muiron, in cui gli organizzatori (e noi turisti) sperano di avvistare tanta wildlife. Ma siamo in bassa stagione e dobbiamo aspettare un giorno prima di poter uscire sull’oceano. Il giorno dopo quindi ci dedichiamo ancora al riposo, lettura e scrittura, per poi visitare una bellissima spiaggia poco a nord della cittadina. L’acqua in questo posto è freddina, ma davvero piacevole. E ppoi è davvero trasparente! Camminando lungo la spiaggia ci imbattiamo in un pescatore che sta pescando dei piccoli pesci (garfish) che userà poi come esca per poter pescare quello più grande (marlin). Iniziamo a parlare, e finiamo col partecipare ad una lezione di pesca; inoltre,il gentilissimo Mill (questo il suo nome) ci offre 4 bei pescetti da mettere sul barbecue per cena. Fantastico! Mi fa vedere come pulire il pesce dalle scaglie e interiora (che regalo ai festanti gabbiani che mi volano tutto intorno sulla spiaggia) e ci da qualche consiglio sulla cucina! Stasera pesce allora! In effetti l’abbiamo cucinato, ma non è venut un granchè… buono, ma quante lische! Ti fanno passare la voglia di mangiare…

Il giorno dopo tutto è pronto per il tour. Saliamo in barca, Katie prende una pastiglia per il mar di mare che io mi rifiuto di prendere (eh, mica mi sento male io!) e prendiamo il largo. Già dopo una mezz’oretta comincio a sentire una leggera nausea , complici le onde che in questo angolo di oceano sono davvero alte e ci fanno ballare considerevolmente. Arriviamo al primo punto per lo snorkelling (in tootale saranno tre); la barca spegne i motori, simo in balia delle onde, e io mi sento male davvero, ma trattengo i miei spasmi di dolore e attendo solo il momento di poter saltare in acqua (di solito il ml di mare se ne va se si entra in acqua, così dicono). In effetti la nausea se ne va per un po’ mentre facciamo snorkelling sul corallo; avvistiamo un po’di pesci coloratissimi, e perfino una bella tartaruga marina che nuota a 2m circa sotto di noi. Ma poi, sarà il freddo dell’acqua o le onde che anche se sei in acqua mica ti schivano, la nausea ritorna e non posso trattenermi dalle sue alquanto spiacevoli conseguenze, per me e per chi nuota intorno a me. Risalgo in barca e per due ore sarà un calvario; lo skipper mi suggerisce di sdraiarmi a terra, e la cosa funziona… la nausea passa per un po’. Ma una volta arrivati al secondo posto per lo snorkelling, quello che si dice essere il più bello, non posso fare ameno di buttarmi in acqua ancora; è una piacevole nuotata, sempre con residui di nausea ad allietarla. Ma almeno non va malissimo, rientro in barca e mi butto a terra ancora (salterò il terzo posto per lo snorkelling). Durante il rientro, quando il senso di nausea se ne sarà andato, mi godrò l’aria fresca dalla poppa, e insieme a Katie assistiamo ad uno spettacolo inaspettato; una balena con il suo piccolo si esibiscono proprio di fronte a noi, forse poche centinaia di metri, in una serie pirotecnica di 5 salti fuori dall’acqua con splash di accompagnamento. Ehi, questo è davvero emozionante; Katie non aveva mai visto balene prima, e io le avevo viste a pochi metri in Baja California in Messico,  ma li non erano saltate fuori dall’acqua spruzzando tutto intorno. Il tutto davvero velocissimo. Mi chiedo perchè sentono il bisogno di fare queste acrobazie; esibizionismo? Bisogno fisico di esercizio / ossigeno? Non so… Rientriamo in porto verso le 6 di sera, la nausea mi è passara e io sono affamato, l’ideale per una cena a base di PIZZA!

Il giorno dopo lasciamo il campeggio per entrare nel Cape Range National Park, ma prima una breve deviazione al supermarket per approfittare di un’offerta eccezionale; pacchi di biscotti a 99 centesimi! Ne esco sotto un bancale! Tornando al parco, questo è stato creato per proteggere il Ningaloo Reef; in effetti, il panorama è abbastanza desolante,una distesa di cespugli verde marrone che si estende nord sud per un centinaio di km circa, il tutto condito con due gole scavare  nella roccia. In se, il parco non è proprio magnifico. Quello che è straordinario è il mare, e quello che dentro ci vive. Al centro visitatori noleggiamo maschera, boccaglio e pinne, e andiamo a snorkellare nei tre punti suggeriti: Lakeside, Oyster Stacks e Turquoise Bay. Lakeside è davvero piacevole, l’ideale per i principianti, senza correnti che ti portano via o pericoli di ogni sorte; vediamo pesci coloratissimi, pesci pappagallo lunghi mezzo metro con i colori più sgargianti che si possa immagginare. Pesci arcobaleno con occhi grandi come bottoni che sembrano fari con i riflessi dell’acqua. Banchi di pesci diversi per forma e colore: alcuni piccoli blu elettrico e nero, altri gialli e grandi come trote. Sembra di essere in un acquario, ma siamo davvero in mare, a pochi metri dalla riva, è straordinario! Ma la sorpresa vera è una tartaruga marina gigante. La avvistiamo sul fondo a 2-3 m di profondità mentre nuotiamo intorno al corallo, e lei invece di scappare via ci viene incontro e ci nuota sotto a poche decine di cm. Abbiamo tutto il tempo per contemplare questo magnifico animale, i motivi geometrici ricamati di colori verde oro e nero, che sono talmente precisi da sembrare disegnati con autocad. Ad un certo punto ci siamo davvero vicini, e questa si gira verso di noi con la sua testina colorata come per dire “Volete vedere che adesso vi semino?!”, ma resta ancora con noi per un po’ finchè non decidiamo di lasciarla in pace e ce ne torniamo a cercare pesci. Più dei coralli coloratissimi, la nuotata con la tartaruga è stato l’highlight di Ningaloo Reef per me. Abbiamo snorkellato anche negli altri due posti suggeriti; in effetti il secondo è stato magnifico, mai visto così tanti pesci di vario tipo in uno spazio cosi ridotto. Uno che mi è ddavvero piaciuto tantissimo è uno bianco, giallo e nero, piatto ma con una forma quasi a mezzaluna; è lo stesso pesce dell’acquario di Nemo, il personaggio infortunato, il saggio e anziano dell’acquario. È davvero elegante. Intorno a delle rocce poi, abbiamo visto banchi di pesci in formazione come stessero aspettando di andare in missione. Davvero un bell’incontro con la vita marina. Io non sono un esperto di mare o creature marine, non ho mai fatto snorkeling in posti come questo, ma devo dire che mi è piaciuto moltissimo. Non pensavo che nell’azzurro dell’acqua si potessero vedere così chiari e nitidi certi colori. Guardo al mare di solito come a una distesa inerte in cui quando ho caldo posso andare a rinfrescarmi (se non ci sono squali o meduse); ma c’è un ecosistema ricchissimo lì sotto, con un sacco di vita. La sua biodiversità mi ha davvero impressionato!

Nel parco abbiamo fatto un altro magnifico incontro animale. Questa volta sulla terraferma. Stavamo guidando di prima mattina sulla strada principale del parco, quando abbiamo visto uno splendido esemplare di goanna (non è propriamente un’iguana, come pensavo io) sul ciglio della strada. Abbiamo fermato la maccchina, e aspettato; l’animale ha attraversato la strada proprio di fronte a noi, con gran calma e di gran classe, guardandosi attorno in cerca di insetti o altro cibo. La lunghezza totale sarà stata di quasi 2 metri, visto che anche la cosa è parecchio lunga. E non si è limitata ad attraversare; nel mezzo della nostra corsia si è sdraiata come per riscaldarsi il ventre a contatto con l’asfalto della strada, ed è rimasta ferma cosi per pochi minuti, quando ha ripreso la marcia e trotterellando è rientrata nel bushlannd. Anche questo avvistamento ha del favoloso; era enorme e belllissima. Pensiamo sia del tipo Perentie, nome tecnico Varanus Giganteus, il che la dice lunga sulle sue dimensioni. Abbiamo messo quache foto sul blog. Guarda il dettaglio dei lineamenti, la geometria della pelle; ogni parte del corpo ha un motivo geometrico diverso! Abbiamo avuto l’impressione di assistere ad una rappresentazione direttamente dal giurassico; guardando questi animali non possiamo fare altro che pensare al fatto che si, i dinosauri si sono estinti, ma alcuni sono ancora qui con noi.

Abbiamo terminato la visita a Cape Range / Ningaloo Reef con una camminata leggera sulla Yardie Creek gorge, per poi tornare in campeggio. Dovrei anche spendere due parole per il campeggio nei parchi nazionali. È davvero una cosa meravigliosa campeggiare completamente immerso nella natura più selvaggia; ogni parco nazionale è diverso, e ti dà l’opportunità di conoscere animali e piante diverse, e vivere esperienze nuove. Si ha l’opportunità di seguire il ritmo naturale delle cose, alzarsi con il sole e andare a dormire con il buio; ci si alza nel cuore della notte svegliati dall’ululato di un dingo, o dal saltare di una coppia di canguri intorno alla tua tenda. È davvero bello, e di tutto il campeggio fatto fino ad ora, questo è il tipo che preferisco!

Il giorno dopo invece abbiamo guidato verso l’altra piccola cittadina sul Ningaloo Reef: Coral Bay, da cui tutta la baia prende il nome. Devo dire che non ho mai visto un mare più bello di quello visto in questa piccola spiaggia che abbiamo visitato in giornata. L’acqua è cristallina, e i suoi colori davvero definiti. Camminando sulla sabbia per una ventina di minuti, siamo arrivati in una laguna dove l’acqua era davvero bassa; bene, questa era una shark nursery, una specie di asilo nido per squali. Ne abbiamo visti una ventina! Sono piccoli squali che nuotano, giocano e crescono in acque molto basse, prima di prendere il largo. Quando ci avvicinavamo al limite dell’acqua, qualche squaletto veniva più vicino, come sentisse che c’era carne fresca in arrivo (e magari lo sentiva davvero, visto il grande olfatto di questi animali). È strano il senso di incertezza che abbiamo avuto di fronte a questa scena: non sapevamo in effetti quale pericolo questi squali rappresentano per uno sprovveduto che ci nuota insieme (magari vengono a morsicchiarti un po’), e questa ignoranza, amalgamata insieme alla consapevolezza che questi animali possono essere letali quando adulti, ti fa voler stare alla larga… giusto qualche foto.

Dopo una notte di campeggio lungo la strada, partiamo la mattina dopo di buon’ora verso la prossima meta: shark bay, la baia dello squalo, qualche centinaia di km più a sud e punto più a ovest dell’intero paese. È un altro sito che è stato dichiarato patrimonio dell’umanità e da cui ci aspettiamo nuove emozioni.

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Long and lonely roads in the Pilbara

=== ITALIANO === (English see later)

La prima città dopo Broome dista circa 600km, e si chiama Port Hedland. È la città più industriale che abbiamo visto finora in Australia, e già lungo la strada abbiamo potuto vedere come il regno delle miniere è iniziato in questo punto del Pilbara. La zona tra Broome e Port Hedland, insieme al Pilbara che è la regione immediatamente a sud della precedente, è una delle zone minerarie delll’Australia, e contiene i porti più operosi dell’intero continente. A Port Hedland visitiamo il porto nel momento in cui un centinaio di container vengono riempiti di materia prima con dei nastri trasportatori a bordo di un transatlantico; il tutto è decisamente diverso dal panorama/esperienze fatte fino ad ora nel nostro viaggio. Ma anche questo fa parte della conoscenza del Paese; l’Australia è uno dei più grandi esportatori di materie prime al mondo, e in quanto tale deve destinare alcune città alle operazioni di carico scarico merci. In effetti lo fa in una delle zone meno densamente popolate, così che nessuno si lamenti troppo. Il panorama intorno a Port Hedland non è dei più entusiasmanti, cosi decidiamo di spostarci più a sud, e arrivviamo a Karratha – Dampier. Bene, questa penisola è la base della Rio Tinto, il secondo estrattore mondiale di Ferro: tutto ad un tratto, sembra di essere atterrati nella Londra della prima rivoluzione industriale. Sulle coste di un mare bellissimo si sviluppano ferrovie che hanno le stesso colore delle rocce intorno (più rosse del red centre), con treni merci rigorosamente rosso scuro – marrone che possono raggiungere la lunghezza di 2km. Vi chiederete, perchè ci siamo fermati a Dampier? Bene, sia la guida della regione del Pilbara che la nostra Lonely Planet (che per il Western Australia si sta rivelando un po’ troppo sbrigativa) dicono che questa cittadina ha la prima collezione mondiale (in termini di numero) di incisioni su roccia, risalenti a più di 20000 anni fa. Una collezione d’arte da far gola ai turisti, e quindi decidiamo di concederci una uscita culturale; l’unico problema è che non sappiamo dove è. Non è possibile reperire informazioni, i centri visitatori sono chiusi perchè è domenica, e nel posto dove dovrebbero esserci segnali e cartelli istruttivi, non c’è niente. Sia la guida che la Lonely Planet sono molto vaaghe riguardo. Abbiamo provato a cercare, a chiedere in paese, ma nessuno sa niente. Ma come è possibile? Già la Lonely Planet (edizione 2009) dice che queste incisioni erano in pericolo distruzione da parte delle aziende citate per via delle loro mire espansionistiche; che siano già stati andati distrutti? Non lo sappiamo, ma certamente chi governa questi posti non vuole che se ne sappia niente. Una cosa però l’abbiamo notata: le rocce tutte intorno alla spiaggia dove queste incisioni dovevano essere sono tutte piccole e ammassate le une alle altre, come in una frana, come raggruppate dopo una grande esplosione. Di sicuro non sono rocce che possono contenere e preservare incisioni di 20000 anni fa.
Mah, fatto sta che siamo un po’(un po’tanto) delusi e per alleviare il senso di delusione ci concediamo una passeggiata sulle acque in stile biblico. Davvero, la marea era molto bassa, e la spiaggia ha un gradiente molto basso per cui l’acqua diventa profonda a km dalla costa. Abbiamo dovuto camminare per circa 400m per raggiungere l’acqua; allo stesso tempo, questa prima parte era ancora bagnata con l’acqua che poco alla volta cercava di tornare indietro per raggiungere il mare e il tutto dava l’impressione che stessimo camminando sullle acque. Non ho mai visto un effetto cosi, stavamo praticamente camminando in mezzo al mare, a centinaia di metri dalla spiaggia.
Abbiamo poi ripreso la strada, cercando un’area di sosta sull’Autostrada dove fermarci per dormire. Ancora, non l’abbiamo trovata dove l’atlante stradale la indicava, e siamo stati costretti a guidare per altri 100 km, con il Sole che nel frattempo tramontava. Decisamente una giornata in cui trovare qualsiasi cosa è stato decisamente difficile. Dopo la sosta per la notte comunque, siamo già in fibrillazione per la prossima tappa: la penisola di Exmouth, con il suo Ningaloo Reef e il Cape Range National Park. Finalmente potremo nuotare nel mare senza pericolo di meduse letali e attacchi di coccodrilli affamati, godendoci invece il corallo a pochi metri dalla riva e tutto quello che questo posto ci darà. Promette di essere una settimana dalle intense emozioni!

=== ENGLISH ===

The first city after Broome, after 600km, was Port Hedland, the most industrial city we have seen so far on our trip, home to mining giants of the Pilbara region like BHP. We went into town to see the port where a huge ship was being filled with iron ore and where white minerals (salt?) were lying in mountains waiting to be exported. It was quite interesting. We didn’t stay, however, but continued south to Karratha and then to Dampier. Both these towns are very industrial too, Dampier in particular being a home to Rio Tinto gas plants, where big chimneys aflame dominated the coast. Our goal of all this, although it was interesting to see on its own, was not all this industry however: rather, we knew from the Lonely Planet guide that the plants of Rio Tinto near Dampier shared the  Burrup peninsula with what is estimated to be the largest collection of petroglyphs (rock engravings) on the entire planet. I was looking forward like crazy to see these 20 000 year old engravings, especially after spending a week in Valcamonica, in Italy, during the summer, and learning a little about the rock engravings there. The problem was, once we were there, we couldn’t find them…
We hoped to ask at the visitor’s centre in Karratha – which was however closed and not even accessible, with roadworks blocking the entire entrance. Another visitor’s centre out on the Burrup peninsula itself, a visitor’s centre about the mining on this northwest shelf, was likewise closed (by that time it was Sunday afternoon). The map and information shelter at the entrance to Dampier didn’t contain any mention of petroglyphs, and the people we could find to ask in the somewhat deserted town didn’t know anything about it. The Lonely Planet guide was vague on their location – only saying they were close to Hearson’s Cove – and the visitor guide pamphlets we had on the Pilbara region mentioned the art only briefly, also saying it was worthwhile to stop off at Deep Gorge on the way to Hearson’s Cove to view the petroglyphs. We scoured every km of the road to Hearson’s Cove and further up the peninsula without success – no sign to Deep Gorge or anything that looked promising.  We could have walked off into the hills but we would have been searching blindly – we couldn’t believe, how is it possible that the largest collections of ancient rock art is here (and probably under our noses) and there is nothing at all to indicate where it is? 
To cheer ourselves up, we drove a little along the beach with our 4WD (just in case there was a sign to Deep Gorge at the other end of the beach – you never know) and then walked out on the low tide mud flats to meet the sea. That was a very nice experience – around 400m the tide had gone out, and you could walk all the way out to the end of the bay itself! Renzo was able to receive a phone call from Italy while apparently walking on water 400m out at sea, and we saw lots of little sea snails crawling around. And it was our first time to really dip our toes into the Indian Ocean proper, without fear of death by jellyfish or crocodile!
We continued after that on to where we would camp by the side of the road, only to continue our theme of the day of not being able to find anything, we couldn’t find the camping place. We had to drive another 100km in the twilight becoming night to reach the next campsite on the map. It wasn’t feasible to return to Dampier to search for the petroglyphs the following day, and for now it will remain a mystery why we couldn’t find them: Lonely Planet mentioned that the petroglyphs were under threat from a new gas plant in the area, that up to 25% of them were already destroyed – is it possible that we had already come too late?
At least, we could look forward enormously to our next destination: Exmouth, the Cape Range National Park and the Ningaloo Reef. No more crocodiles, no more fear to have of deadly jellyfish! No more temperatures in excess of 35 degrees! We reached Exmouth last night. Although surprised that such a fertile reef lies offshore of a still rather desolate looking landscape, the bay off Exmouth currently contains thousands of mother humpback whales with their calves. Last night we walked to the beach with the binoculars and sure enough, saw whales jumping out of the water and slapping down on their backs in the distance! Another first for me (Katie) – I have never seen a whale before either! Tomorrow we hope we will get to see them from a closer range as we go on a wildlife-spotting, reef-snorkelling adventure trip!

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